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L’AI entra nelle facoltà di giurisprudenza: il caso dell’India

21 January 2026 4 min. lettura

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha progressivamente smesso di essere un tema confinato al dibattito tecnologico per diventare oggetto centrale di riflessione giuridica. Se in Europa e negli Stati Uniti il confronto si è sviluppato soprattutto sul piano normativo e regolatorio, in altri contesti, spesso meno osservati, il cambiamento sta avvenendo a monte, nel luogo in cui si formano i futuri giuristi: l’università. 
È in questo quadro che si colloca il caso dell’India, dove alcune facoltà di giurisprudenza hanno iniziato a introdurre corsi specificamente dedicati all’uso e alla regolazione dell’AI nel diritto. 

 

L’iniziativa accademica: il ruolo della Lucknow University 

Un segnale particolarmente significativo arriva dalla Lucknow University, storica università pubblica indiana, che ha annunciato l’introduzione di un corso facoltativo sull’intelligenza artificiale applicata al diritto all’interno dei propri programmi giuridici. 
La scelta è rilevante non solo per il contenuto del corso, ma per il messaggio che trasmette: l’AI non è più considerata un sapere tecnico “esterno” al diritto, bensì una competenza che il giurista deve padroneggiare per comprendere e governare i fenomeni contemporanei. 

 

AI come strumento e come oggetto del diritto 

L’impostazione del corso, secondo le anticipazioni diffuse, si muove lungo un doppio binario. 
Da un lato, l’AI viene analizzata come strumento di lavoro del giurista: 

  • sistemi di legal research automatizzata, 

  • supporto alla redazione e revisione dei contratti, 

  • analisi predittiva dei contenziosi, 

  • utilizzo responsabile di strumenti di intelligenza artificiale generativa. 

Dall’altro lato, l’attenzione si concentra sull’AI come oggetto di regolazione giuridica, affrontando temi quali: 

  • la responsabilità civile e penale derivante dall’uso di sistemi automatizzati, 

  • il problema del bias algoritmico e delle discriminazioni, 

  • la tutela dei diritti fondamentali, 

  • la protezione dei dati personali e la trasparenza decisionale. 

Questo approccio consente agli studenti di comprendere non solo come usare l’AI, ma soprattutto come e quando limitarne l’impiego in funzione delle garanzie giuridiche. 

 

Il contesto indiano: tra innovazione e fragilità del sistema giudiziario 

Il caso indiano è particolarmente interessante perché si colloca in un contesto strutturalmente complesso. 
L’India è oggi uno dei principali hub globali per lo sviluppo software e l’ingegneria informatica, ma al tempo stesso presenta un sistema giudiziario caratterizzato da ritardi cronici, arretrati processuali e carenze infrastrutturali. 
In questo scenario, l’AI viene spesso percepita come strumento di efficientamento della giustizia. Tuttavia, l’introduzione di corsi universitari dedicati dimostra una crescente consapevolezza dei rischi sistemici connessi a un uso non governato delle tecnologie decisionali automatizzate. 
La formazione giuridica diventa così il primo livello di presidio: prima ancora della legge, è il giurista che deve essere messo nelle condizioni di comprendere la tecnologia che è chiamato a regolare. 

 

Un segnale che va oltre l’India 

L’iniziativa della Lucknow University non è un caso isolato, ma si inserisce in una tendenza globale. 
Anche negli ordinamenti occidentali si moltiplicano: 

  • linee guida per l’uso dell’AI da parte degli avvocati, 

  • riflessioni sul ruolo dell’AI nei tribunali, 

  • percorsi formativi dedicati al legal tech. 

La differenza è che, in questo caso, il cambiamento parte dal basso, dalla didattica universitaria, anticipando l’evoluzione normativa. È un modello che interroga anche l’Europa, dove la regolazione, si pensi all’AI Act, rischia di procedere più rapidamente della formazione dei professionisti chiamati ad applicarla. 
L’ingresso dell’intelligenza artificiale nelle facoltà di giurisprudenza segna un passaggio decisivo: il diritto non può più limitarsi a reagire alla tecnologia, ma deve prepararsi a governarla. 
Il caso indiano mostra come la formazione accademica possa diventare un laboratorio anticipatore del diritto del futuro, in cui il giurista non è solo interprete della norma, ma anche mediatore consapevole tra innovazione tecnologica e tutela dei diritti. 
Per chi si occupa di diritto e tecnologia, questo non è un segnale marginale, ma l’indicazione di una traiettoria ormai chiara: l’AI entra nelle aule universitarie perché è già entrata, stabilmente, nella realtà giuridica. 

A cura degli studenti sotto la facoltà di Giurisprudenza e Ingegneria Informatica

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