Il settore del food delivery potrebbe entrare in una nuova fase storica. Secondo una recente analisi di Barclays, l’utilizzo di robot autonomi e droni per le consegne potrebbe ridurre il costo medio di un ordine fino a 1 dollaro, trasformando radicalmente il modello economico delle piattaforme digitali.
Oggi la consegna del cibo si basa ancora in larga parte sul lavoro umano: rider in bici, scooter o auto che rappresentano il cuore operativo di servizi sempre più diffusi nelle città. Tuttavia, i costi legati a salari, assicurazioni, tempi morti e logistica continuano a incidere fortemente sui margini delle aziende.
IL NUOVO MODELLO AUTOMATIZZATO
Secondo il report, i sistemi autonomi costano già oggi tra i 5 e i 7 dollari per ordine nei mercati più avanzati, risultando comunque più economici rispetto alla consegna tradizionale. Nel lungo periodo, grazie allo sviluppo tecnologico e alle economie di scala, il costo potrebbe scendere drasticamente fino a 1 dollaro.
Le soluzioni in campo sono principalmente due:
-robot terrestri che si muovono su marciapiedi e percorsi urbani;
-droni aerei per tratte rapide e consegne leggere.
Alcune piattaforme stanno già avviando partnership e sperimentazioni concrete, segnale che il passaggio dall’idea al mercato è già iniziato.
CHI GUADAGNERÀ DAVVERO
Se questi numeri verranno confermati, il vantaggio economico sarà enorme. Barclays stima che l’automazione potrebbe generare fino a 16 miliardi di dollari di profitti aggiuntivi annui per il settore globale.
Tra le aziende meglio posizionate vengono indicati operatori come DoorDash, Uber, Delivery Hero, Grab e la cinese Meituan, già attive sul fronte innovazione.
IL TEMA GIURIDICO CHE ARRIVA ORA
Dietro l’efficienza economica si apre però una questione centrale per il diritto e la regolazione. L’automazione della consegna non riguarda soltanto il risparmio dei costi, ma impone di ripensare responsabilità, sicurezza urbana e tutela del lavoro.
Una delle prime domande riguarda i danni causati dai mezzi autonomi. Se un drone cade durante una consegna e colpisce una persona o un bene, la responsabilità potrebbe cambiare a seconda della causa concreta dell’incidente. Se emergesse un difetto di fabbricazione, potrebbe rispondere il produttore. Se invece il danno dipende da manutenzione insufficiente, cattiva gestione o errori organizzativi, la responsabilità potrebbe ricadere sulla piattaforma che gestisce il servizio.
Un discorso simile vale per i robot terrestri. Se un robot investe un pedone, non esiste una risposta automatica valida in ogni caso. Il diritto tende a individuare chi aveva il controllo del rischio e la possibilità di prevenirlo. Potrebbe quindi essere coinvolto il produttore, il gestore della piattaforma oppure il fornitore del software, soprattutto quando il comportamento dannoso deriva da errori di navigazione o aggiornamenti difettosi.
Accanto alla responsabilità civile emerge poi il tema sociale. L’automazione potrebbe ridurre progressivamente la domanda di rider tradizionali, almeno nelle consegne più semplici e standardizzate. Allo stesso tempo, potrebbero nascere nuove professioni legate alla manutenzione dei robot, al monitoraggio remoto delle flotte, alla cybersecurity e alla gestione tecnica dei sistemi autonomi. La vera sfida normativa sarà accompagnare questa transizione evitando che l’innovazione produca soltanto efficienza economica, senza adeguate garanzie per i lavoratori.
L’EUROPA È PRONTA?
L’Unione Europea sta già costruendo un quadro normativo sempre più attento all’uso dell’intelligenza artificiale, alla sicurezza dei prodotti digitali e alla responsabilità dei sistemi automatizzati. In questo contesto, anche il semplice ordine di una pizza potrebbe diventare un caso di studio giuridico.
Il rider del futuro potrebbe non avere casco, zaino termico o bicicletta. Potrebbe avere sensori, telecamere e un algoritmo.
La vera domanda non è se questa trasformazione arriverà, ma chi scriverà le regole del nuovo mercato prima che diventi realtà.
A cura degli studenti sotto la Facoltà di Giurisprudenza e Ingegneria Informatica