← Torna alla home
Copertina

Fintech e diritto: chi vince la corsa tra innovazione e regole?

04 August 2025 4 min. lettura

Negli ultimi dieci anni, il mondo della finanza è cambiato più in fretta che nei due secoli precedenti. Non sono state le banche tradizionali a guidare questa rivoluzione, ma le cosiddette fintech: startup digitali capaci di offrire pagamenti istantanei, prestiti personalizzati, criptovalute e consulenze finanziarie in tempo reale, tutto tramite app.

Ma se la tecnologia corre, il diritto riesce a starle dietro?

 

Il dilemma del legislatore: regolamentare o frenare?

Le istituzioni si trovano davanti a un bivio. Da un lato, le fintech rappresentano un’opportunità per aumentare l’inclusione finanziaria, migliorare i servizi e stimolare la concorrenza. Dall’altro, però, pongono problemi giuridici enormi: tutela dei dati personali, tracciabilità delle operazioni, stabilità del sistema.

Per questo molti paesi, compresa l’UE, stanno cercando soluzioni flessibili come i regulatory sandbox: ambienti normativi controllati dove testare l’innovazione senza rischi per il sistema.

 

Proteggere il consumatore nel Far West digitale

L’assenza di filiali fisiche e la velocità delle operazioni sono il cuore della proposta fintech, ma anche il suo tallone d’Achille.

Molti utenti non sanno davvero con chi stanno firmando un contratto, non leggono le clausole e non hanno interlocutori umani in caso di problemi.

Basti pensare ai casi in cui società come Revolut o N26 hanno bloccato conti senza preavviso, lasciando gli utenti senza accesso ai propri soldi. In questi contesti, il diritto deve intervenire per garantire  trasparenza, proporzionalità e diritto alla difesa: ossia la possibilità per l’utente di contestare le decisioni, accedere a un supporto chiaro, ottenere giustizia in tempi ragionevoli.

Il rischio, altrimenti, è che l’automazione sostituisca non solo la burocrazia, ma anche i diritti fondamentali del consumatore.

 

PSD2 e open banking: una rivoluzione ancora incompleta

Con l’entrata in vigore della PSD2 (Payment Services Directive 2), l’Unione Europea ha aperto le porte a un nuovo ecosistema digitale: l’open banking.

Le banche sono ora obbligate, con il consenso del cliente, a condividere i dati con terze parti fintech. Questo ha favorito una miriade di nuovi servizi: analisi delle spese, gestione del risparmio automatizzata, aggregatori di conti.

Ma con la libertà arrivano anche i rischi: chi controlla la sicurezza di queste piattaforme? Come si tutela il consenso informato, quando l’utente autorizza in pochi secondi qualcosa che non comprende appieno? La PSD2 è un passo avanti, ma lascia molte zone grigie ancora da colmare.

 

Rischio sistemico: cosa succede se una fintech fallisce?

A differenza delle banche, molte fintech non sono soggette alla vigilanza prudenziale tradizionale. Non devono rispettare gli stessi vincoli patrimoniali, né aderire a sistemi di garanzia dei depositi.

Cosa succede allora se una piattaforma fallisce, viene hackerata o sparisce improvvisamente?

Il caso Wirecard, gigante fintech tedesco travolto da uno scandalo contabile nel 2020, è emblematico: migliaia di utenti coinvolti, fiducia crollata e vuoti normativi messi a nudo.

Il diritto, oggi, deve porsi una domanda chiave: possiamo permetterci attori finanziari non regolati in un sistema interconnesso?

 

Serve una Lex Fintech?

Molti giuristi si chiedono se basti adattare le norme esistenti, pensate per le banche tradizionali, o se sia il momento di creare una “Lex Fintech”: un quadro normativo su misura per questo settore.

Una legge capace di:

  • garantire concorrenza leale,
  • proteggere l’utente finale,
  • imporre criteri minimi di trasparenza algoritmica,
  • prevedere meccanismi di risoluzione delle controversie digitali.

 

Alcuni paesi si stanno già muovendo in questa direzione (Singapore, Regno Unito), mentre in Europa si lavora su norme come MiCA per gli asset digitali e DORA per la resilienza operativa.

Ma la vera sfida sarà scrivere regole che non invecchino dopo un anno, in un settore dove la tecnologia evolve più in fretta del diritto.

 

Il diritto può diventare un alleato dell’innovazione?

Fintech non è solo una moda, ma una trasformazione strutturale del modo in cui interagiamo con il denaro.

Se ben regolata, può rendere i servizi finanziari più inclusivi, agili e accessibili. Se lasciata a sé stessa, può generare nuove disuguaglianze, instabilità e abusi digitali.

Il diritto non deve ostacolare il cambiamento, ma accompagnarlo con intelligenza e lungimiranza. E per farlo, servono giuristi capaci di capire davvero la tecnologia.

 

A cura degli studenti sotto la facoltà di Giurisprudenza e Ingegneria Informatica

 

 

 

Condividi


Articoli Correlati

17 August 2026 · Fintech law

La borsa diventa blockchain: le azioni tokenizzate promettono mercati 24/7, ma chi protegge l’investitore?

Leggi l'articolo →

20 May 2026 · Fintech law

L’Europa vuole costruire la sua AI: il consorzio francese che punta ai miliardi UE per i datacenter

Leggi l'articolo →

8 May 2026 · Fintech law

Insider trading e abuso di mercato

Leggi l'articolo →