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AI

Australia verso la liberalizzazione del Text and Data Mining per l’IA: un confronto con il modello europeo

11 August 2025 7 min. lettura

Il dibattito sul rapporto tra intelligenza artificiale e diritto d’autore si sta intensificando a livello globale. L’Australia, con una proposta recentemente avanzata dalla Productivity Commission, si candida a diventare uno dei casi più significativi di deregolamentazione del Text and Data Mining (TDM), la tecnica che consente l’estrazione e l’analisi automatica di grandi volumi di dati e testi, spesso utilizzata per addestrare sistemi di IA. L’obiettivo dichiarato è accelerare lo sviluppo tecnologico, ma la proposta ha acceso polemiche nel mondo creativo, nell’editoria e nella politica, sollevando interrogativi cruciali sul bilanciamento tra innovazione e tutela dei diritti. In Europa, invece, il TDM è disciplinato da un impianto normativo già consolidato che punta a coniugare apertura all’innovazione e salvaguardia degli autori.

 

Il caso australiano: tra promesse economiche e timori per la creatività

Negli ultimi mesi, in Australia si è sviluppata una discussione vivace e controversa attorno alla proposta della Productivity Commission di introdurre un’eccezione al diritto d’autore per il Text and Data Mining. Questa eccezione consentirebbe alle aziende, incluse le big tech, di utilizzare opere protette senza obbligo di licenza o compenso, anche per finalità commerciali come l’addestramento di modelli di IA.


Secondo il rapporto Harnessing Data and Digital Technology, l’adozione di un simile regime normativo potrebbe generare benefici economici fino a 116 miliardi di dollari australiani in un decennio, rafforzando la competitività del Paese sul piano tecnologico. Il governo, inoltre, ha espresso l’intenzione di non introdurre una legge specifica sull’IA, preferendo aggiornare le regole esistenti in materia di copyright e privacy per renderle “tecnologicamente neutre”.
La proposta, tuttavia, ha incontrato un’opposizione ferma da parte del settore creativo. Organizzazioni come l’Australian Society of Authors (ASA), l’Australian Writers’ Guild (AWG) e APRA AMCOS hanno denunciato il rischio di un indebolimento strutturale del diritto d’autore, con gravi ripercussioni economiche per autori, musicisti e artisti visivi. APRA AMCOS, ad esempio, prevede per il comparto musicale una contrazione dei ricavi del 23% entro il 2028 se la misura venisse approvata.


Anche il mondo dell’editoria ha espresso preoccupazione: la European Publishers Council e la News/Media Alliance hanno messo in guardia contro la possibilità che i sistemi di IA si alimentino di contenuti giornalistici senza alcun ritorno economico per le testate, con il rischio di compromettere la qualità dell’informazione e, in ultima analisi, il dibattito democratico.
Sul piano politico, le divisioni sono nette. Il Shadow Attorney-General Julian Leeser ha accusato il governo di adottare un approccio confuso e sbilanciato a favore delle big tech, mentre il Ministro Ayers ha rassicurato che l’intento non è smantellare il sistema di copyright, bensì aggiornarlo per favorire l’innovazione.
Infine, singoli artisti come Gina Chick, vincitrice del reality “Alone”, hanno preso posizione pubblicamente, definendo l’uso delle opere creative per il training dell’IA senza consenso un “furto” e sottolineando il valore insostituibile dell’emozione umana nella creazione artistica.

 

Il modello europeo: un’innovazione sotto controllo

L’Unione Europea ha affrontato la questione del TDM con la Direttiva 2019/790 sul diritto d’autore nel mercato unico digitale (DSM Directive), introducendo due articoli fondamentali:

Articolo 3: Eccezione obbligatoria per finalità di ricerca scientifica - consente a università, istituti di ricerca e biblioteche di eseguire TDM senza licenza, purché le opere siano accessibili legalmente.
Articolo 4: Eccezione facoltativa per altri usi - permette il TDM a fini commerciali, ma con la possibilità per gli autori di esercitare un opt-out, escludendo esplicitamente le proprie opere dall’uso tramite strumenti leggibili da macchina (machine-readable means).


Questo sistema mira a bilanciare due interessi contrapposti: da un lato, promuovere l’innovazione e l’uso delle nuove tecnologie; dall’altro, garantire agli autori un potere di controllo e di opposizione all’uso non autorizzato delle proprie opere.

 

Confronto tra l’approccio australiano e quello europeo

Il confronto tra la proposta australiana e il quadro normativo europeo evidenzia due filosofie regolatorie diametralmente opposte.
In Australia, l’orientamento emerso dal rapporto della Productivity Commission si muove verso un’apertura pressoché totale: il Text and Data Mining sarebbe consentito senza necessità di licenza, sia per usi di ricerca sia per finalità commerciali, e senza che gli autori possano esercitare alcun diritto di rifiuto. Questo significherebbe, in concreto, che opere letterarie, musicali, giornalistiche o artistiche potrebbero essere utilizzate per l’addestramento di sistemi di intelligenza artificiale senza alcuna autorizzazione preventiva e senza un meccanismo di compensazione economica. L’assenza di una legge dedicata all’IA, inoltre, accentua il carattere deregolamentato dell’impostazione australiana, che punta ad aggiornare solo le normative già esistenti su copyright e privacy.

 


L’Unione Europea, al contrario, ha scelto un modello in cui l’innovazione è sì favorita, ma all’interno di confini ben delineati. La Direttiva 2019/790 sul diritto d’autore nel mercato unico digitale stabilisce che il TDM è sempre consentito per finalità di ricerca scientifica da parte di soggetti qualificati, come università e centri di ricerca, purché le opere siano state acquisite in modo lecito. Per gli usi commerciali, invece, la regola generale è che il TDM sia consentito, ma con la possibilità per gli autori e i titolari dei diritti di escludere espressamente le proprie opere da tale utilizzo attraverso strumenti tecnici leggibili da macchina (machine-readable means). In questo modo, la decisione finale sull’impiego delle opere per l’addestramento di IA rimane nelle mani dei titolari dei diritti, preservando un equilibrio tra apertura tecnologica e tutela della creatività.


Il risultato è un contrasto evidente: l’approccio australiano privilegia la competitività tecnologica e la rapidità di sviluppo, anche a costo di sacrificare il potere di controllo degli autori; quello europeo, invece, mantiene un presidio forte a difesa della proprietà intellettuale, accettando il rischio di apparire meno attrattivo per le grandi piattaforme tecnologiche che cercano regimi normativi più permissivi. Questa divergenza apre interrogativi strategici non solo per i due sistemi giuridici, ma anche per il panorama globale, poiché aziende e sviluppatori potrebbero orientare le loro attività di addestramento IA verso le giurisdizioni più favorevoli, alimentando fenomeni di forum shopping normativo.

 

Implicazioni globali

L’approccio australiano rappresenta una spinta verso la deregolamentazione, con potenziali vantaggi in termini di competitività tecnologica, ma rischi elevati per il settore creativo. Il modello europeo, più prudente, tutela maggiormente i diritti degli autori ma potrebbe essere percepito come meno attrattivo per gli investimenti delle big tech. A livello globale, questo disallineamento normativo può favorire fenomeni di forum shopping, con le aziende che scelgono di operare in giurisdizioni più permissive per l’addestramento dei loro modelli di IA

Il dibattito australiano sul Text and Data Mining rappresenta una cartina di tornasole per il futuro rapporto tra intelligenza artificiale e diritto d’autore. Da un lato, la promessa di una crescita economica senza precedenti; dall’altro, il timore di un depauperamento culturale che rischia di impoverire l’ecosistema creativo.
Il confronto con l’Unione Europea dimostra che è possibile conciliare innovazione e tutela dei diritti, ma richiede scelte politiche consapevoli e un quadro normativo capace di adattarsi a un’evoluzione tecnologica rapidissima. La sfida, oggi, non è soltanto legiferare: è decidere che tipo di società digitale vogliamo costruire, se una in cui il progresso tecnico avanza a ogni costo o una in cui la tecnologia diventa strumento di crescita condivisa, rispettosa del lavoro intellettuale e del valore delle opere umane.

 


In questo equilibrio si gioca una partita cruciale, che non riguarda solo l’Australia o l’Europa, ma l’architettura stessa del diritto d’autore nell’era dell’intelligenza artificiale.

 

A cura degli studenti sotto la facoltà di Giurisprudenza e Ingegneria Informatica

 

 

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