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Un giudice britannico ammette l’uso dell’IA: primo caso nel diritto inglese

24 September 2025 3 min. lettura

Un precedente che fa discutere 

Per la prima volta nella storia giudiziaria del Regno Unito, un giudice ha ammesso pubblicamente di aver fatto ricorso a un sistema di intelligenza artificiale – nello specifico Microsoft Copilot – durante la stesura di una decisione. 
Il caso riguardava una complessa controversia fiscale, connessa a trust offshore in Nuova Zelanda e Mauritius, e si è svolto interamente su documenti scritti, senza un’udienza orale. 
Il giudice Christopher McNall ha spiegato che l’IA è stata impiegata esclusivamente per riassumere la mole di documenti presentati dalle parti, sottolineando che l’attività interpretativa e la decisione finale sono rimaste di sua esclusiva responsabilità. 


Perché è un fatto rilevante
 

L’episodio segna un passo significativo nell’integrazione delle tecnologie di intelligenza artificiale nel lavoro giudiziario. Non si tratta più soltanto di avvocati che sperimentano strumenti di automazione o di tribunali che digitalizzano i propri archivi, ma di un giudice che ammette apertamente di aver usato un chatbot AI come supporto operativo. 
Il giudice McNall ha anche richiamato le linee guida del Senior President of Tribunals, Lord Justice Dingemans, che invitano i magistrati a “massimizzare l’uso dei processi digitali” per migliorare l’efficienza della giustizia. 


Rischi e cautele
 

L’uso dell’IA in tribunale solleva inevitabilmente domande di natura giuridica ed etica: 

  • Affidabilità: i chatbot possono generare “hallucinations”, cioè inventare precedenti o informazioni inesistenti. Proprio in ambito fiscale, un contribuente aveva presentato memorie redatte con IA contenenti tre casi giurisprudenziali del tutto inventati, smascherati dall’HMRC. 

  • Trasparenza: è doveroso che i giudici dichiarino quando e come hanno utilizzato strumenti di IA, così da evitare zone d’ombra sulla genesi della decisione. 

  • Responsabilità: il principio cardine resta che la decisione è imputabile al giudice, che deve controllare e verificare ogni contenuto prodotto dall’IA. 

Non a caso, nel giugno 2025 la High Court inglese aveva già ammonito avvocati e praticanti: chi cita casi inventati dall’IA rischia sanzioni gravi, fino al contempt of court. 


Opportunità per la giustizia
 

Se usata correttamente, l’IA potrebbe rappresentare un alleato importante per il sistema giudiziario: 

  • riduzione dei tempi di analisi documentale; 

  • maggiore efficienza nella gestione dei fascicoli; 

  • supporto a giudici e tribunali con risorse limitate. 

L’esperienza britannica dimostra che la tecnologia può essere integrata senza compromettere il ruolo umano, a condizione che siano rispettati limiti chiari e che vi sia un controllo costante. 


Uno sguardo al futuro
 

Il caso McNall apre un dibattito che andrà ben oltre il diritto tributario: 

  • Quando l’IA potrà essere utilizzata nelle sentenze senza minare la fiducia pubblica? 

  • È necessario un quadro normativo specifico che disciplini l’uso dell’IA in ambito giudiziario? 

  • Come formare magistrati e avvocati per un uso consapevole di questi strumenti? 

Domande che toccano non solo il Regno Unito, ma anche l’Italia e l’Unione Europea, già impegnate a definire regole di trasparenza e responsabilità sull’intelligenza artificiale. 

A cura degli studenti di Giurisprudenza e Ingegneria Informatica 

 

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