← Torna alla home
Copertina

Vietare i social ai minori di 16 anni è davvero legale? Reddit porta il governo australiano davanti alla Corte Suprema

04 November 2026 9 min. lettura

L'Australia è diventata il primo Paese al mondo a introdurre un divieto nazionale di accesso agli account dei principali social network per i minori di 16 anni. Dal 10 dicembre 2025, piattaforme come Instagram, TikTok, Facebook, YouTube, Snapchat, X e Reddit sono tenute ad adottare misure ragionevoli per impedire agli utenti australiani sotto questa soglia di età di creare o mantenere un account. Una decisione senza precedenti, giustificata dal governo con la necessità di proteggere i più giovani dai rischi associati all'utilizzo dei social network, ma che ha immediatamente sollevato interrogativi sulla libertà di espressione e sui limiti dell'intervento statale. Il 3 e 4 novembre 2026, la questione è arrivata davanti all'Alta Corte australiana, chiamata a valutare la legittimità costituzionale della normativa dopo i ricorsi presentati da Reddit e dall'organizzazione Digital Freedom Project. Il caso potrebbe rappresentare un precedente di grande rilevanza nel dibattito internazionale sulla regolamentazione delle piattaforme digitali, ponendo una questione fondamentale: fino a che punto uno Stato può limitare l'accesso dei cittadini agli strumenti di comunicazione per proteggerli dai rischi della tecnologia?  

 

UNA LEGGE CHE PUNISCE LE PIATTAFORME, NON I MINORENNI 

Il provvedimento australiano si fonda sulle disposizioni introdotte nell'Online Safety Act 2021 attraverso la riforma del 2024, che ha stabilito un'età minima di 16 anni per gli account su determinate piattaforme social. La particolarità della normativa riguarda i destinatari degli obblighi: non sono i ragazzi o i loro genitori a rischiare sanzioni, ma direttamente le aziende tecnologiche. Le piattaforme devono dimostrare di aver adottato misure ragionevoli per impedire la presenza di utenti sotto l'età consentita, con sanzioni civili che, secondo gli importi attualmente indicati dall'autorità australiana eSafety, possono raggiungere i 109,2 milioni di dollari australiani. Il divieto non riguarda indistintamente tutti i servizi digitali: applicazioni di messaggistica, strumenti educativi e numerose piattaforme di gioco online restano escluse, mentre determinati contenuti pubblici possono continuare a essere consultati senza un account. Secondo il governo, l'obiettivo è limitare l'esposizione dei minorenni a meccanismi progettati per incentivare un utilizzo prolungato delle piattaforme, come lo scorrimento infinito dei contenuti, le notifiche continue e i sistemi algoritmici di raccomandazione. La normativa introduce così una nuova forma di responsabilità per le imprese digitali, chiamate a intervenire non soltanto sui contenuti illeciti, ma anche sulle condizioni di accesso ai propri servizi.  

 

REDDIT SFIDA IL GOVERNO: PROTEGGERE I MINORI PUÒ SIGNIFICARE LIMITARE I LORO DIRITTI? 

La decisione australiana ha incontrato l'opposizione di Reddit, che ha contestato la normativa davanti all'Alta Corte sostenendo che le restrizioni incidano illegittimamente sulla libertà di comunicazione politica. La piattaforma ritiene che il legislatore abbia adottato un intervento eccessivamente ampio, senza distinguere adeguatamente tra servizi digitali caratterizzati da differenti modalità di funzionamento. Reddit ha inoltre contestato la propria inclusione tra le piattaforme soggette al divieto, sottolineando la natura delle comunità di discussione presenti sul servizio. Il problema, secondo i ricorrenti, non riguarda esclusivamente la possibilità per un adolescente di pubblicare fotografie o video, ma anche il diritto di partecipare alle discussioni collettive, confrontarsi su questioni sociali e intervenire nel dibattito politico. Impedire a un quindicenne di possedere un account significa, in molti casi, impedirgli di commentare una decisione governativa, esprimere un'opinione o confrontarsi con altri cittadini su temi di interesse pubblico. Durante le udienze, i legali di Reddit hanno criticato anche il procedimento legislativo che ha portato all'approvazione della legge nel 2024, sostenendo che la rapidità dell'iter parlamentare abbia contribuito all'adozione di disposizioni insufficientemente calibrate. La controversia assume così una dimensione che supera gli interessi commerciali della piattaforma, coinvolgendo direttamente il rapporto tra partecipazione democratica e regolamentazione dello spazio digitale.  

 

IL NODO COSTITUZIONALE: LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE NON È ASSOLUTA 

La questione centrale riguarda l'interpretazione della Costituzione australiana, che, diversamente da quella statunitense, non riconosce un diritto generale ed espresso alla libertà di espressione. La giurisprudenza dell'Alta Corte ha tuttavia elaborato il principio della libertà implicita di comunicazione politica, considerata essenziale per il funzionamento del sistema di governo rappresentativo. Non si tratta di un diritto individuale illimitato, ma di una garanzia costituzionale che impedisce al legislatore di introdurre restrizioni incompatibili con la comunicazione necessaria al processo democratico. I giudici dovranno quindi valutare se il divieto australiano comporti un ostacolo costituzionalmente ingiustificato a tale libertà. Da una parte, Reddit e gli altri ricorrenti sostengono che la legge limiti in maniera sproporzionata la possibilità dei minorenni di partecipare alla vita pubblica. Dall'altra, il governo afferma che la protezione della salute e della sicurezza dei ragazzi costituisca una finalità sufficientemente importante da giustificare le restrizioni. Nelle udienze del 4 novembre, la difesa governativa ha sostenuto che l'incidenza sulla comunicazione politica sia limitata e indiretta, poiché i minori possono continuare a informarsi attraverso altri strumenti e accedere a contenuti che non richiedono autenticazione. La Corte dovrà stabilire se il sistema normativo rappresenti una risposta proporzionata ai rischi individuati oppure se il legislatore avrebbe potuto perseguire gli stessi obiettivi attraverso misure meno restrittive.  

 

IL PARADOSSO DELLA PRIVACY: PER PROTEGGERE I MINORI BISOGNA IDENTIFICARLI 

Accanto alla questione costituzionale emerge un ulteriore problema, strettamente collegato alla protezione dei dati personali. Per impedire ai minori di 16 anni di possedere un account, le piattaforme devono essere in grado di verificare o stimare l'età dei propri utenti, introducendo sistemi tecnologici che possono comportare il trattamento di informazioni personali. La normativa australiana cerca di limitare questo rischio impedendo alle aziende di imporre un documento di identità governativo come unica modalità di verifica. Rimangono tuttavia questioni legate all'affidabilità dei sistemi di stima dell'età, alla possibilità di errori e alla quantità di dati necessari per effettuare i controlli. Un sistema troppo permissivo potrebbe consentire ai minorenni di aggirare le restrizioni, mentre uno particolarmente invasivo potrebbe compromettere la riservatezza degli utenti, inclusi quelli maggiorenni. Il problema assume una rilevanza ancora maggiore considerando che alcune tecnologie di verifica possono utilizzare caratteristiche biometriche o altri elementi personali per formulare una stima dell'età. Il legislatore si trova quindi davanti a un delicato equilibrio: garantire l'effettività della protezione dei minori senza trasformare l'accesso ai servizi digitali in un sistema generalizzato di identificazione degli utenti. Una questione destinata a interessare anche l'Europa, dove la tutela dei minori online deve confrontarsi con i principi di minimizzazione, proporzionalità e protezione dei dati stabiliti dal GDPR.  

 

MILIONI DI ACCOUNT BLOCCATI, MA IL DIVIETO FUNZIONA DAVVERO? 

L'applicazione concreta della normativa ha già prodotto risultati significativi, ma anche difficoltà che rendono complessa una valutazione della sua efficacia. Secondo i dati diffusi dalle autorità australiane, milioni di account riconducibili a utenti sotto i 16 anni sono stati disattivati o rimossi dalle piattaforme interessate. Nel gennaio 2026, l'autorità eSafety aveva comunicato che circa 4,7 milioni di account erano stati interessati dalle prime misure di restrizione; i dati successivi hanno superato i cinque milioni. Tuttavia, alcune rilevazioni hanno evidenziato che una parte consistente dei minorenni continua a utilizzare i social network, anche attraverso modalità che consentono di aggirare i sistemi di verifica. Questi elementi non dimostrano necessariamente l'inefficacia della legge, ma evidenziano la distanza che può esistere tra l'introduzione di un obbligo giuridico e la sua effettiva applicazione tecnologica. L'esclusione dai social potrebbe inoltre spingere alcuni utenti verso servizi meno conosciuti o meno controllati, trasferendo parte dei rischi anziché eliminarli. Sul piano giuridico, la questione diventa particolarmente interessante perché impone di interrogarsi non soltanto sulla legittimità delle restrizioni, ma anche sulla loro concreta idoneità a perseguire l'obiettivo dichiarato. Una normativa capace di limitare una libertà costituzionalmente protetta deve infatti essere esaminata anche alla luce della sua efficacia e dell'esistenza di possibili strumenti alternativi.  

 

DAL CASO AUSTRALIANO AL FUTURO DI INTERNET: CHI DECIDERÀ I LIMITI DELLA LIBERTÀ DIGITALE? 

Al termine delle udienze del 4 novembre 2026, l'Alta Corte australiana ha riservato la propria decisione, lasciando aperta una controversia che potrebbe avere conseguenze ben oltre i confini nazionali. Il pronunciamento dovrà chiarire se la normativa rappresenti un esercizio legittimo del potere statale di protezione dei minorenni oppure se le limitazioni introdotte risultino incompatibili con la libertà costituzionale di comunicazione politica. La vicenda si inserisce in un contesto internazionale nel quale governi e autorità di regolamentazione stanno cercando nuove risposte ai rischi dell'ambiente digitale, tra tutela dei minori, responsabilità delle piattaforme e necessità di garantire i diritti fondamentali. Anche nell'Unione europea, il Digital Services Act impone specifici obblighi alle piattaforme online per assicurare un elevato livello di protezione dei minori, pur seguendo un'impostazione normativa diversa da quella australiana. Il caso Reddit mostra quanto sia difficile individuare un punto di equilibrio tra la volontà di proteggere i cittadini e il rischio di comprimere eccessivamente le loro libertà. Perché la questione, in definitiva, non riguarda soltanto l'età alla quale un ragazzo dovrebbe poter aprire un account, ma il principio secondo cui uno Stato può decidere quando, come e a quali condizioni una persona possa partecipare allo spazio pubblico digitale. E mentre la tecnologia continua a trasformare Internet in uno dei principali luoghi di formazione dell'opinione pubblica, la sfida per il diritto sarà garantire che la protezione dei più vulnerabili non finisca per compromettere le libertà che intende preservare.  

 

NOTE E RIFERIMENTI 

  • High Court of Australia – Reddit, Inc. v Commonwealth of Australia, Case No. S166/2025. Documentazione ufficiale del procedimento costituzionale, atti e memorie depositate dalle parti. 

  • ABC News – High Court to consider whether under-16s social media ban is unconstitutional, 3 novembre 2026. Ricostruzione del ricorso e delle questioni giuridiche sottoposte all'Alta Corte australiana. 

  • The Guardian – Australia’s social media ban has only modest effect on teens' political communication, government tells court, 4 novembre 2026. Approfondimento sulle argomentazioni del governo e sull'udienza conclusiva. 

  • eSafety Commissioner – Social media age restrictions. Fonte istituzionale australiana sulla normativa, sulle piattaforme coinvolte, sugli obblighi e sulle sanzioni. 

  • Associated Press – Australia argues in court that social media ban is needed to protect children's brains, 4 novembre 2026. Ricostruzione delle posizioni delle parti e dei problemi legati all'applicazione del divieto. 

 

A cura degli studenti della Facoltà di Giurisprudenza e Ingegneria Informatica 

Condividi


Articoli Correlati

27 April 2026 · Diritto civile

Il nuovo tema che il diritto non può più ignorare: chi eredita la tua vita digitale?

Leggi l'articolo →

18 February 2026 · Diritto civile

Regno Unito e intelligenza artificiale nei servizi pubblici: efficienza amministrativa o rischio sistemico per i diritti fondamentali?

Leggi l'articolo →

12 January 2026 · Diritto civile

La responsabilità medica nell’era della sanità tecnologica

Leggi l'articolo →