Due robot umanoidi hanno completato una sessione operativa di otto ore e cinque minuti nello stabilimento automobilistico di Xiaomi, con due soste per la ricarica. Il risultato segna un progresso nella robotica industriale, ma apre interrogativi sulla sicurezza, sulla responsabilità giuridica e sulla sostenibilità economica delle fabbriche automatizzate.
La catena di montaggio continua a muoversi, i componenti arrivano alle postazioni di assemblaggio e due operai dall'aspetto umano svolgono le proprie mansioni senza interrompere il ciclo produttivo. Non indossano dispositivi di protezione individuale, non percepiscono uno stipendio e non sono esseri umani. Sono robot sviluppati da Xiaomi, protagonisti di una sperimentazione che potrebbe anticipare una trasformazione significativa dell'industria manifatturiera. Il 3 novembre 2026, il gruppo cinese ha mostrato due umanoidi impegnati per otto ore e cinque minuti nello smistamento di componenti automobilistici, con due soste di ricarica durante la prova. Il dato più interessante, tuttavia, non riguarda soltanto la durata dell'attività, ma la capacità dichiarata delle macchine di riconoscere gli oggetti, adattare i movimenti e correggere alcune anomalie senza istruzioni umane continue. È proprio questa combinazione tra intelligenza artificiale e autonomia fisica a rendere la sperimentazione rilevante anche sul piano giuridico.
DALLA SPERIMENTAZIONE ALLA CATENA DI MONTAGGIO
All'interno della Xiaomi Auto Factory, i due robot della serie CyberOne 02 sono stati assegnati a una postazione dedicata allo smistamento delle coperture laterali delle console centrali delle automobili. Un'attività apparentemente semplice, ma che richiede capacità di percezione e manipolazione particolarmente complesse. I componenti, infatti, vengono collocati nei contenitori con orientamenti differenti e presentano superfici irregolari e flessibili. Per gestirli correttamente, i robot devono identificarne la posizione, afferrarli senza danneggiarli, ruotarli e sistemarli negli appositi alloggiamenti, rispettando la sequenza dei veicoli in produzione. Durante la prova, le macchine hanno inoltre interagito con robot mobili incaricati del trasporto dei materiali, adattando i propri spostamenti alle condizioni della postazione. Secondo Xiaomi, il sistema è stato capace di rilevare e correggere autonomamente alcune anomalie, mantenendo il coordinamento con la linea produttiva.
La sperimentazione rappresenta un'evoluzione rispetto ai risultati comunicati nei mesi precedenti. A marzo 2026, Xiaomi aveva dichiarato una percentuale di successo del 90,2% in un'attività di installazione di dadi autofilettanti, svolta nell'arco di tre ore. A luglio, il dato era salito al 98% per la stessa tipologia di operazione. Il nuovo esperimento sposta l'attenzione dalla precisione di una singola attività alla capacità di sostenere una sessione lavorativa più lunga. Rimane però una distinzione fondamentale: otto ore di attività cumulativa non equivalgono necessariamente a otto ore di funzionamento ininterrotto. Il filmato pubblicato dall'azienda è accelerato e non consente di verificare indipendentemente il numero di componenti lavorati, la frequenza degli errori o l'eventuale necessità di interventi umani.
IL VERO SALTO TECNOLOGICO È NELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE INCARNATA
Il progresso della robotica industriale non dipende più esclusivamente dalla qualità dei motori, dalla precisione delle articolazioni o dalla capacità di sollevare determinati carichi. La trasformazione più importante riguarda il software che permette alle macchine di interpretare ciò che accade nell'ambiente e trasformare le informazioni ricevute in azioni fisiche. È il principio dell'embodied AI, o intelligenza artificiale incarnata, che integra percezione visiva, apprendimento automatico e controllo del movimento. Xiaomi ha sviluppato il modello Xiaomi-Robotics-1, basato su un'architettura Vision-Language-Action, concepita per collegare la comprensione dell'ambiente alla generazione di sequenze motorie. L'obiettivo è superare la rigidità dei robot industriali tradizionali, programmati per ripetere operazioni precise in contesti fortemente strutturati.
Questa evoluzione potrebbe modificare il modo in cui le aziende progettano i propri impianti. Un braccio robotico convenzionale offre generalmente vantaggi importanti in termini di velocità, precisione e costo quando deve eseguire ripetutamente una mansione. Un umanoide, invece, promette maggiore versatilità in ambienti già organizzati intorno alle dimensioni e ai movimenti delle persone. La convenienza di questa scelta resta però da dimostrare: una macchina capace di svolgere attività differenti non è automaticamente più efficiente di un sistema specializzato. Anche il consumo energetico rappresenta un limite concreto. Le due soste di ricarica documentate nel test Xiaomi evidenziano quanto la gestione delle batterie e dei tempi di inattività possa incidere sull'effettiva produttività di un robot bipede.
LA CORSA GLOBALE AGLI UMANOIDI INDUSTRIALI
Xiaomi non è l'unica azienda a sperimentare l'impiego di robot umanoidi in contesti produttivi reali. Negli Stati Uniti, BMW ha avviato una collaborazione con Figure AI presso lo stabilimento di Spartanburg, nella Carolina del Sud. Secondo i risultati comunicati dalle aziende, il robot Figure 02 ha accumulato oltre 1.250 ore operative e movimentato più di 90.000 componenti, contribuendo alla produzione di oltre 30.000 BMW X3 durante il programma del 2025. Nel giugno 2026, la collaborazione è proseguita con Figure 03, destinato a sperimentare attività logistiche più complesse, tra cui la preparazione dei componenti secondo la sequenza richiesta dalla produzione. Il confronto con Xiaomi mostra come la competizione internazionale si stia spostando dalle dimostrazioni tecnologiche verso la misurazione dell'affidabilità in ambienti industriali. Non basta più dimostrare che un robot sappia camminare o manipolare un oggetto: occorre verificare se possa contribuire stabilmente alla produzione, con prestazioni misurabili e costi sostenibili.
La posta in gioco è anche economica e geopolitica. La Cina dispone di un ampio ecosistema manifatturiero nel quale sperimentare robotica, componentistica e intelligenza artificiale su scala industriale. Gli Stati Uniti puntano sull'integrazione tra modelli avanzati di AI, sviluppo hardware e partnership con grandi produttori. L'Europa, invece, deve confrontarsi con una duplice esigenza: mantenere competitiva la propria industria e garantire che l'automazione non comprometta gli standard di sicurezza e tutela dei lavoratori. Il mercato degli umanoidi potrebbe quindi diventare un nuovo terreno di competizione tecnologica, nel quale il vantaggio non dipenderà soltanto dal numero di robot prodotti, ma dalla capacità di integrarli nei processi aziendali. Per i produttori, la vera opportunità consiste nel rendere economicamente conveniente l'automazione di mansioni che oggi richiedono ancora flessibilità e adattamento umano.
QUANDO UN ROBOT SBAGLIA, CHI NE RISPONDE?
Il video di Xiaomi contiene un episodio particolarmente significativo: durante la sessione, un componente cade a terra e viene recuperato da un altro robot dotato di ruote. In questa circostanza l'errore non sembra aver compromesso l'attività complessiva, ma permette di comprendere quanto sia delicata la questione della responsabilità. Cosa accadrebbe se un umanoide, durante un movimento autonomo, urtasse un lavoratore, danneggiasse un macchinario o provocasse l'interruzione della produzione? La risposta non può essere ricondotta genericamente all'intelligenza artificiale. Occorrerebbe ricostruire il funzionamento del sistema, verificare la presenza di eventuali difetti progettuali, valutare la manutenzione effettuata e accertare se il robot fosse utilizzato secondo le condizioni previste dal produttore. La capacità di prendere decisioni operative non attribuisce alla macchina una personalità giuridica né elimina le responsabilità dei soggetti coinvolti nella progettazione e nell'utilizzo.
Nell'Unione europea, il quadro normativo assume particolare rilevanza alla luce del Regolamento (UE) 2023/1230 sulle macchine, la cui applicazione generale è prevista dal 20 gennaio 2027. La disciplina introduce requisiti relativi alla sicurezza delle macchine e considera espressamente i rischi associati ai sistemi di controllo e alle funzioni di sicurezza basate sull'intelligenza artificiale. A questo si affianca l'AI Act, che prevede specifiche condizioni per qualificare come ad alto rischio i sistemi AI integrati in prodotti regolamentati. Non tutti i robot industriali rientrano automaticamente in tale categoria: la classificazione dipende dalla funzione svolta dal sistema e dai requisiti di valutazione della conformità applicabili. Le modifiche normative europee del 2026 hanno inoltre coordinato la disciplina dell'AI con quella delle macchine, prevedendo un percorso di integrazione dei requisiti pertinenti entro il 2 agosto 2028. Per le imprese, ciò significa che la conformità dovrà essere affrontata già nelle fasi di progettazione, documentazione tecnica e valutazione dei rischi, anziché essere considerata un adempimento successivo all'installazione.
SICUREZZA INFORMATICA E CONTROLLO DEI MOVIMENTI
L'introduzione di robot umanoidi connessi ai sistemi informatici della fabbrica amplia anche la superficie di attacco delle infrastrutture industriali. Un robot capace di ricevere istruzioni, elaborare informazioni visive e coordinarsi con altri dispositivi non costituisce soltanto una macchina meccanica, ma un nodo di un ecosistema digitale più ampio. Un accesso non autorizzato ai sistemi di controllo, una manipolazione dei dati utilizzati per la percezione dell'ambiente o un aggiornamento software compromesso potrebbero alterare il comportamento della macchina. In un contesto produttivo, le conseguenze non si limiterebbero alla perdita di informazioni: potrebbero tradursi in movimenti imprevisti, collisioni, danni ai componenti o rischi per la sicurezza delle persone.
La cybersecurity industriale diventa quindi parte integrante della sicurezza fisica. Le imprese dovranno adottare architetture di rete segmentate, controlli rigorosi sugli accessi, procedure sicure di aggiornamento e sistemi capaci di interrompere le operazioni quando vengono rilevate condizioni pericolose. Le norme internazionali ISO 10218-1:2025 e ISO 10218-2:2025 offrono riferimenti importanti per la sicurezza dei robot industriali e della loro integrazione negli impianti, pur richiedendo un'attenta valutazione del campo di applicazione rispetto alle specifiche caratteristiche degli umanoidi mobili. Il nuovo Regolamento europeo sulle macchine, inoltre, considera anche la protezione dei sistemi di controllo e dei dati software rilevanti per la sicurezza. La distinzione tra sicurezza informatica e sicurezza sul lavoro tende così a diventare sempre meno netta: proteggere il software di un robot significa anche contribuire a proteggere le persone che operano nelle sue vicinanze.
LA FABBRICA DEL FUTURO NON SARÀ NECESSARIAMENTE SENZA LAVORATORI
L'immagine di una fabbrica interamente popolata da umanoidi rischia di oscurare una questione più concreta: come cambierà il lavoro umano quando queste tecnologie diventeranno sufficientemente affidabili ed economicamente accessibili? Le prime applicazioni industriali suggeriscono una trasformazione graduale, concentrata soprattutto sulle attività ripetitive, fisicamente impegnative o caratterizzate da esigenze di movimentazione e adattamento. Nel progetto di Spartanburg, BMW ha presentato l'impiego degli umanoidi come un'integrazione dell'automazione esistente, con particolare attenzione alle mansioni gravose e all'ergonomia dei posti di lavoro. Ciò non esclude effetti occupazionali, ma indica che la sostituzione integrale dei lavoratori non rappresenta l'unico modello possibile.
L'automazione potrebbe ridurre il fabbisogno di personale in alcune attività, aumentando contemporaneamente la richiesta di tecnici specializzati nella manutenzione, nell'integrazione dei sistemi robotici e nella supervisione dell'intelligenza artificiale. Tuttavia, la creazione di nuove professionalità non garantisce automaticamente una transizione equilibrata per chi svolge mansioni destinate a cambiare. Le competenze richieste potrebbero essere molto diverse da quelle possedute dai lavoratori coinvolti, rendendo necessarie politiche di formazione e riqualificazione. Anche la governance aziendale sarà chiamata a evolversi: l'introduzione di robot autonomi richiederà procedure chiare per la supervisione, la gestione degli incidenti, la sicurezza dei luoghi di lavoro e la distribuzione delle responsabilità tra produttori, integratori e utilizzatori.
OTTO ORE DI LAVORO NON BASTANO A DIMOSTRARE LA CONVENIENZA
Il risultato ottenuto da Xiaomi rappresenta un progresso tecnologico, ma non costituisce ancora una dimostrazione completa di sostenibilità industriale. La durata di una sessione operativa è soltanto uno dei parametri necessari per valutare un investimento in robotica. Occorre conoscere il costo di acquisizione delle macchine, la loro vita utile, i consumi energetici, i tempi di ricarica, le spese di manutenzione e soprattutto la produttività effettiva rispetto alle alternative disponibili. Un robot umanoide potrebbe risultare vantaggioso in una postazione che richiede frequenti cambiamenti di attività, ma meno competitivo rispetto a un braccio industriale tradizionale quando il processo è altamente ripetitivo e stabile.
La mancanza di dati completi sul test Xiaomi rende prematuro formulare conclusioni economiche definitive. L'azienda non ha pubblicato un resoconto verificabile del numero totale di componenti movimentati, della percentuale di successo durante l'intera sessione e degli eventuali interventi umani. Sono informazioni essenziali per comprendere se la sperimentazione possa essere replicata su larga scala. Anche la questione delle due ricariche assume un significato diverso a seconda del tempo necessario per effettuarle e dell'organizzazione della postazione. Una fabbrica può tollerare pause programmate quando dispone di sistemi ridondanti, ma un fermo imprevisto su una linea fortemente sincronizzata può generare costi significativi. La maturità industriale di un umanoide si misurerà quindi non soltanto nella sua capacità di lavorare, ma nella prevedibilità delle prestazioni e nella gestione delle interruzioni.
DALLA DIMOSTRAZIONE ALL'AFFIDABILITÀ: LA PROSSIMA FRONTIERA
Le sperimentazioni di Xiaomi e Figure AI mostrano una direzione ormai riconoscibile: i robot umanoidi stanno progressivamente passando dalle dimostrazioni controllate a compiti specifici all'interno di stabilimenti reali. La ricerca sull'intelligenza artificiale incarnata punta a rendere i sistemi più adattabili, riducendo la necessità di programmare manualmente ogni movimento. Parallelamente, le imprese stanno cercando di capire quali attività possano essere automatizzate senza riprogettare completamente gli ambienti produttivi. È un percorso che richiede ancora miglioramenti nella manipolazione, nell'efficienza energetica, nella sicurezza e nella capacità di recuperare autonomamente dagli errori.
Il prossimo passaggio decisivo sarà la disponibilità di dati operativi comparabili e verificabili. Per giudicare l'affidabilità di un umanoide serviranno indicatori sulla frequenza dei guasti, sul numero di interventi umani, sulla produttività oraria e sui costi complessivi di esercizio. Sarà altrettanto importante verificare come queste macchine reagiscano a situazioni non previste, soprattutto quando condividono gli spazi con lavoratori e altri sistemi automatizzati. L'evoluzione normativa europea rende evidente che il progresso tecnologico non potrà essere separato dalla capacità di dimostrare sicurezza e responsabilità.
Xiaomi ha mostrato che un robot umanoide può sostenere una lunga sessione di lavoro all'interno di una fabbrica automobilistica. Non ha ancora dimostrato che quella soluzione sia più conveniente, sicura o affidabile delle tecnologie già disponibili. È proprio in questa distanza tra possibilità tecnica e maturità industriale che si giocherà la prossima fase della robotica. La vera rivoluzione non arriverà quando un robot riuscirà a completare un turno di otto ore, ma quando le imprese potranno affidargli un'attività produttiva con la stessa prevedibilità, trasparenza e responsabilità richieste a qualsiasi altro sistema industriale.
NOTE E RIFERIMENTI
· Xiaomi Tech (2026) – Comunicazione ufficiale del 3 novembre sulla sperimentazione dei robot umanoidi nella fabbrica automobilistica, riprodotta e analizzata da Electrek.
https://electrek.co/2026/11/04/xiaomi-humanoid-robot-8-hour-shift-ev-factory/
· Figure AI (2025) – F.02 Contributed to the Production of 30,000 Cars at BMW. Risultati operativi del progetto Figure 02 presso lo stabilimento BMW di Spartanburg.
https://www.figure.ai/news/production-at-bmw
· BMW Group (2026) – BMW Group advances the use of Physical AI in production with Figure 03 project in Spartanburg. Comunicato ufficiale sul nuovo programma industriale.
https://www.press.bmwgroup.com/canada/article/detail/T0458794EN/bmw-group-advances-the-use-of-physical-ai-in-production-with-figure-03-project-in-spartanburg
· Parlamento europeo e Consiglio dell'Unione europea (2023) – Regolamento (UE) 2023/1230 relativo alle macchine, testo consolidato.
https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2023/1230/en
· Commissione europea (2026) – High-risk AI in regulated products. Chiarimenti sulla classificazione dei sistemi AI ad alto rischio integrati in prodotti regolamentati.
https://ai-act-service-desk.ec.europa.eu/en/high-risk-ai-regulated-products
· Parlamento europeo (2026) – Digital Omnibus on AI. Documentazione relativa alle modifiche e al coordinamento dell'AI Act con la disciplina europea sulle macchine.
https://oeil.europarl.europa.eu/oeil/en/document-summary?id=1910754
· International Organization for Standardization (2025) – ISO 10218-1:2025 – Robotics: Safety requirements for industrial robots.
https://www.iso.org/standard/73933.html
· International Organization for Standardization (2025) – ISO 10218-2:2025 – Industrial robot applications and robot cells.
https://www.iso.org/standard/73934.html
· Commissione europea – Machinery. Quadro europeo sulla sicurezza delle macchine e sull'integrazione dei requisiti di cybersicurezza.
https://single-market-economy.ec.europa.eu/sectors/mechanical-engineering/machinery_en
A cura degli studenti della Facoltà di Giurisprudenza e Ingegneria Informatica