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Accesso ai dati dell’utente: cosa può fare un’app?

02 July 2025 3 min. lettura
 

Un caso pratico tra sviluppo, privacy e GDPR 

Una startup italiana ha sviluppato una fitness app in grado di tracciare: 

– battito cardiaco 

– posizione GPS 

– cicli del sonno 

– numero di passi giornalieri 

– alimentazione e umore 

 

La raccolta dei dati avviene tramite sensori del telefono, API di terze parti (es. Apple Health) e questionari compilati dall’utente. 

Tutto sembra funzionare, ma… è legale tutto questo? Serve il consenso? Serve un DPO? Quali obblighi ha chi gestisce i dati? 

 

Problema giuridico 

Nel trattamento dei dati personali, il Regolamento GDPR (UE 2016/679) impone: 

  1. una base giuridica lecita (es. consenso, contratto, obbligo legale) 

  1. una finalità specifica, esplicita e legittima 

  1. il rispetto dei principi di minimizzazione, proporzionalità e trasparenza 

Nel caso in esame, l’app tratta dati particolari (salute, posizione), per cui è richiesto un livello più alto di protezione. 

 

Analisi pratica 

Vediamo quali aspetti devono essere corretti o chiariti. 

Serve il consenso? 

Sì, per i dati sulla salute e la geolocalizzazione serve un consenso esplicito, separato e documentabile. 

Il semplice accettare i termini d’uso non basta. 

 

Serve l’informativa privacy? 

Sì, deve essere chiara, concisa e facilmente accessibile. 

Deve spiegare: 

  • quali dati vengono raccolti 

  • perché vengono trattati 

  • per quanto tempo 

  • se vengono condivisi con terzi 

  • se c’è profilazione automatica 

 

Si può raccogliere tutto insieme? 

No. Il principio di minimizzazione (art. 5 GDPR) vieta la raccolta indiscriminata di dati. 

Se per la funzione base bastano i passi e l’umore, non si può tracciare il battito cardiaco “perché sì”. 

 

Serve nominare un DPO? 

Dipende. Se i dati vengono trattati su larga scala e riguardano categorie particolari (come salute), il DPO può essere obbligatorio.

 

Si possono usare API esterne? 

Sì, ma serve un Data Processing Agreement (DPA) con i fornitori, e trasparenza nell’informativa. 

 

Checklist pratica per startup 

  • Hai raccolto un consenso valido e tracciabile? 

  • Hai scritto un’informativa chiara e completa? 

  • Hai definito solo i dati strettamente necessari per ciascuna funzione? 

  • Hai un registro dei trattamenti aggiornato? 

  • Hai un DPO interno o esterno, se necessario? 

  • Hai firmato un DPA con ogni fornitore (es. hosting, API, analytics)? 

 

Cosa può andare storto? 

Nel 2021, una nota app di benessere mentale è stata multata di 1.2 milioni di euro per non aver informato correttamente gli utenti e per aver raccolto dati sensibili senza consenso esplicito. 

Tuttavia, anche una semplice app può diventare una miniera di responsabilità giuridiche. 

Non basta “non fare nulla di male”: serve dimostrare la propria compliance. 

 

Se stai sviluppando o gestendo un'app, chiediti: 

“Ho davvero bisogno di tutti questi dati?” 

E soprattutto: 

“Potrei spiegare tutto questo a un utente in meno di 30 secondi?” 

 

Bonus per i lettori Juris Novum 

Scarica qui il nostro template gratuito di informativa privacy per app mobile  

👉  JurisNovum-Informativa 

 

A cura degli studenti sotto la Facoltà di Giurisprudenza e Ingegneria Informatica

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