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Il futuro avvocato studierà con l’AI: Bocconi porta Harvey e Legora in aula

10 August 2026 5 min. lettura

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ENTRA NELLA FORMAZIONE GIURIDICA

Dal prossimo anno accademico l’intelligenza artificiale entrerà direttamente nella formazione dei futuri giuristi della Bocconi. La School of Law dell’Università ha annunciato accordi con Harvey e Legora, due delle principali piattaforme internazionali di legal AI, che permetteranno a studenti, docenti e ricercatori dei programmi di Giurisprudenza e Global Law di utilizzare strumenti progettati specificamente per il lavoro legale. Non si tratta quindi di studiare l’intelligenza artificiale soltanto come fenomeno giuridico, ma di iniziare a utilizzarla concretamente durante il percorso universitario.

 

COSA POTRANNO FARE GLI STUDENTI CON HARVEY E LEGORA

Harvey metterà a disposizione strumenti e agenti di intelligenza artificiale applicabili all’analisi contrattuale, alla compliance, al contenzioso e ad altre attività tipiche della professione legale. Legora offrirà invece il proprio sistema agentico per assistere attività come ricerca giuridica, revisione e redazione di documenti complessi. L’obiettivo dichiarato da Bocconi non è semplicemente velocizzare il lavoro dello studente, ma insegnargli a utilizzare questi sistemi con competenza, verificando le fonti, comprendendo i limiti tecnologici e mantenendo consapevolezza delle responsabilità professionali.

 

ANCHE IL DIRITTO ITALIANO ENTRA NEL PROGETTO

Accanto alle due piattaforme internazionali ci sarà anche Lexroom, realtà italiana che collaborerà alle attività dedicate al diritto nazionale, alle legal clinics e ai laboratori di legal drafting. Questo elemento è particolarmente importante: l’utilizzo dell’AI nel diritto non può ridursi alla capacità di generare velocemente un testo. Per essere realmente utile nella formazione deve confrontarsi con ordinamenti, fonti e metodologie giuridiche specifiche. La sfida diventa quindi integrare l’automazione senza separarla dalla verifica delle fonti e dal ragionamento giuridico che rimane alla base della professione.

 

DALLO STUDIO DEL DIRITTO ALLA SIMULAZIONE DELLA PROFESSIONE

La scelta di Bocconi si inserisce in un movimento internazionale più ampio. Harvey ha già sviluppato programmi dedicati alle law school per permettere agli studenti di acquisire esperienza nell’utilizzo dell’AI prima di entrare in studi legali e aziende, applicandola anche a contract drafting, M&A due diligence, ricerca giuridica e preparazione del contenzioso. Legora ha parallelamente avviato un programma con importanti università statunitensi, tra cui Stanford, Cornell, UCLA e University of Chicago. La direzione sembra quindi chiara: la familiarità con strumenti professionali di legal AI potrebbe progressivamente trasformarsi da competenza accessoria a parte ordinaria della preparazione del giovane giurista.

 

IL RISCHIO: AVVOCATI PIÙ VELOCI MA MENO CAPACI DI RAGIONARE?

È proprio qui che emerge la questione più delicata. Se una parte crescente della ricerca, della revisione contrattuale e della redazione viene affidata all’intelligenza artificiale già durante l’università, bisognerà evitare che lo strumento sostituisca il processo attraverso cui lo studente impara a ragionare. Conoscere Harvey o Legora non significa conoscere il diritto.

Un output plausibile può essere incompleto, utilizzare una fonte in maniera errata o non cogliere una sfumatura determinante del caso concreto. Per questo il vero valore di iniziative simili dipenderà non dalla quantità di AI utilizzata, ma dalla capacità delle università di insegnare quando utilizzarla, come verificarla e quando invece non fidarsi del risultato.

È una distinzione che anche i programmi educativi sviluppati dagli stessi operatori del settore stanno mettendo sempre più al centro.

 

IL PUNTO DI JURIS NOVUM: NON MENO DIRITTO, MA UN GIURISTA PIÙ COMPLETO

Dal nostro punto di vista, la scelta di Bocconi rappresenta una direzione corretta, purché l’intelligenza artificiale venga trattata come amplificatore delle competenze e non come sostituto della formazione giuridica. Il futuro avvocato probabilmente non verrà valutato soltanto sulla quantità di norme che riesce a ricordare, ma sulla capacità di individuare il problema, scegliere le fonti, controllare il lavoro prodotto dall’AI e assumersi la responsabilità della decisione finale. Il vantaggio competitivo non sarà quindi semplicemente “saper usare l’AI”. Sarà possedere una preparazione giuridica abbastanza solida da capire quando l’AI sta sbagliando. In questo senso, diritto e tecnologia non rappresentano più due percorsi paralleli: stanno diventando parti della stessa competenza professionale.

 

IL FUTURO DELLA FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA È GIÀ INIZIATO

A ottobre Bocconi prevede inoltre un forum dedicato proprio al futuro dell’educazione giuridica e delle professioni legali. Il passaggio successivo potrebbe essere ancora più profondo: legal clinics assistite dall’AI, simulazioni di due diligence, revisione automatizzata di contratti, ricerca aumentata e nuove modalità di valutazione capaci di misurare non soltanto la conoscenza della norma, ma il modo in cui lo studente utilizza criticamente gli strumenti tecnologici.

La domanda, quindi, non è più se l’intelligenza artificiale entrerà nelle facoltà di Giurisprudenza,ma quale tipo di avvocato le università decideranno di formare quando l’AI sarà già seduta accanto allo studente.

 

A cura degli studenti sotto la facoltà di Giurisprudenza e Ingegneria Informatica

 

NOTE E RIFERIMENTI

 

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