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L’AI sta uccidendo l’ora fatturabile? Wall Street presenta il conto a Big Law

02 September 2026 9 min. lettura

L’intelligenza artificiale sta entrando negli studi legali da anni, ma adesso il cambiamento rischia di arrivare dove fa più male: nelle parcelle. Alcune delle principali banche di Wall Street, tra cui Morgan Stanley, Citigroup e Goldman Sachs, stanno aumentando la pressione sui grandi studi affinché i guadagni di efficienza prodotti dall’AI si traducano anche in un vantaggio economico per il cliente. 
Il punto è semplice. Se un'attività che prima richiedeva cento ore di lavoro può essere completata in una frazione del tempo grazie a strumenti capaci di analizzare documenti, confrontare contratti, effettuare ricerche e predisporre bozze, diventa sempre più difficile giustificare una parcella costruita esclusivamente sul numero di ore impiegate. La questione, quindi, non riguarda soltanto quanto l’intelligenza artificiale possa rendere più veloce un avvocato. Riguarda chi debba beneficiare economicamente di quella velocità: lo studio che ha investito nella tecnologia oppure il cliente che acquista il servizio. 


IL MODELLO DELLA BILLABLE HOUR
 

Per comprendere la portata del problema bisogna partire dalla billable hour, l’ora fatturabile che rappresenta ancora uno dei pilastri economici dei grandi studi internazionali. 
Il meccanismo tradizionale è intuitivo: il professionista registra il tempo dedicato al cliente e quel numero di ore viene moltiplicato per la tariffa prevista per il suo livello di seniority. Partner, associate e junior possono quindi avere tariffe differenti, ma il principio rimane lo stesso: il tempo diventa una delle principali unità di misura del valore del servizio legale. 
L’intelligenza artificiale rompe questo equilibrio perché interviene proprio sulle attività caratterizzate da un forte impiego di tempo umano. Legal researchcontract review, due diligence, analisi di grandi quantità di documenti e preparazione delle prime bozze possono essere accelerate significativamente attraverso strumenti di Legal AI. La conseguenza è quasi paradossale: uno studio tecnologicamente più efficiente può avere bisogno di meno ore per raggiungere lo stesso risultato. Se però il fatturato dipende dalle ore lavorate, l’efficienza rischia di comprimere proprio ciò che fino a oggi generava ricavi. 


CITI, MORGAN STANLEY E GOLDMAN CHIEDONO DI VEDERE I RISPARMI
 

Il confronto non è più soltanto teorico. Secondo quanto emerso negli Stati Uniti, Citi avrebbe iniziato a chiedere agli studi legali di quantificare i risparmi prodotti dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’ambito delle procedure con cui vengono assegnati determinati incarichi. È un passaggio importante. Dichiarare di utilizzare strumenti AI non rappresenta più necessariamente un vantaggio competitivo sufficiente. Il cliente può voler sapere quanto quella tecnologia abbia ridotto i tempi di lavorazione e, soprattutto, se tale efficienza sia stata incorporata nel prezzo finale. 
Anche Morgan Stanley starebbe spingendo verso un maggiore utilizzo di procedure competitive e di Alternative Fee Arrangements (AFA), cioè modelli di compenso alternativi alla semplice tariffazione oraria. Goldman Sachs, allo stesso modo, starebbe valutando l'impatto dell'AI sull'efficienza degli studi di cui si serve. 
La pressione arriva mentre le tariffe legali statunitensi continuano a essere molto elevate: nel campione considerato dal Financial Times, la tariffa media degli associate avrebbe raggiunto circa 798 dollari l’ora, con un aumento del 33% rispetto al 2023. 


DALL’ORA FATTURABILE AL VALORE DEL RISULTATO
 

La vera alternativa potrebbe essere il passaggio da una logica basata sul tempo a una basata maggiormente sul valore del servizio. Una possibilità è la fixed fee, una somma concordata anticipatamente per una determinata attività. Lo studio potrebbe, ad esempio, chiedere 100.000 euro per una due diligence indipendentemente dal fatto che per completarla siano necessarie 400 oppure 150 ore di lavoro. 
Il cambiamento modifica completamente gli incentivi. 
Con la tariffa oraria, ridurre il numero di ore può ridurre il fatturato. Con una tariffa fissa, invece, utilizzare efficacemente l’AI per diminuire i costi di produzione del servizio può aumentare il margine dello studio. Il mercato sembra iniziare a muoversi proprio in questa direzione. Secondo il Future of Professionals Report 2026 di Thomson Reuters, il 71% dei professionisti legali in-house si aspetta che gli studi esterni modifichino il proprio modello commerciale con l’aumento dell’utilizzo dell’AI. Solo il 28% degli studi intervistati dichiara però di aver già modificato la propria struttura di pricing in risposta alla tecnologia. Inoltre, il 77% dei clienti considera molto importante o essenziale ricevere miglioramenti qualitativi derivanti dall’AI, ma soltanto una piccola minoranza ritiene che la maggior parte dei propri fornitori li stia già offrendo. 


UN ESEMPIO: L’AI DENTRO UNA DUE DILIGENCE M&A
 

Immaginiamo una società intenzionata ad acquisire una startup tecnologica. 
Prima dell’operazione, lo studio incaricato deve svolgere una due diligence, verificando centinaia o migliaia di documenti: contratti commerciali, accordi con dipendenti, licenze software, proprietà intellettuale, contenziosi, clausole di change of control e altri possibili rischi. Nel modello tradizionale il lavoro potrebbe coinvolgere diversi junior associate per centinaia di ore. Con strumenti AI professionali, una parte della documentazione può essere classificata, confrontata e analizzata molto più rapidamente, lasciando agli avvocati la verifica dei risultati e soprattutto la valutazione giuridica delle criticità. 
Il cliente potrebbe quindi sostenere: se la due diligence richiede la metà delle ore, la parcella dovrebbe diminuire. 
Lo studio potrebbe però rispondere che il valore non consiste semplicemente nel tempo utilizzato per leggere i documenti. La tecnologia richiede investimenti, sistemi sicuri, procedure interne, supervisione e professionisti capaci di comprendere se ciò che l’algoritmo segnala sia davvero rilevante per l’operazione. 
È esattamente qui che cambia il concetto di servizio legale: il cliente non acquista più soltanto ore di lavoro, ma capacità di individuare e gestire correttamente un rischio. 


IL PROBLEMA NASCOSTO: COME SI FORMERANNO I FUTURI AVVOCATI?
 

La trasformazione economica porta con sé un secondo problema, meno immediato ma probabilmente ancora più importante. Per decenni il modello dei grandi studi ha funzionato anche come percorso di formazione. Il giovane avvocato iniziava dalle attività più ripetitive: analizzava contratti, effettuava ricerche, partecipava alle due diligence e preparava bozze. Attraverso centinaia di ore di lavoro imparava progressivamente a riconoscere problemi sempre più complessi. 
Ma molte di queste sono esattamente le attività che oggi l’intelligenza artificiale può accelerare. 
Thomson Reuters rileva che i professionisti prevedono una possibile riduzione dei ruoli junior, mentre il 71% ritiene comunque necessario un supporto strutturato da parte di colleghi più esperti affinché chi entra nella professione sviluppi quel giudizio professionale che l'automazione rischia di comprimere. 
Il rischio è creare uno studio estremamente efficiente nel breve periodo ma incapace, nel lungo periodo, di costruire la prossima generazione di partner. L’AI potrebbe quindi costringere Big Law a ripensare contemporaneamente pricing, organizzazione del lavoro e formazione degli avvocati. 


IL NOSTRO PUNTO DI VISTA: NON MORIRÀ LA PARCELLA, CAMBIERÀ CIÒ CHE STIAMO PAGANDO
 

La billable hour probabilmente non scomparirà improvvisamente. Le questioni legali più complesse rimangono difficili da prevedere e, in molti casi, una tariffazione basata sul tempo continuerà ad avere senso. Ma pensare che il modello possa rimanere completamente invariato mentre l’intelligenza artificiale riduce drasticamente il tempo necessario per determinate attività appare sempre meno realistico. 
L'American Bar Association ha evidenziato come l'AI stia soprattutto rendendo più visibili debolezze già presenti nel modello economico tradizionale degli studi: mentre le imprese portano internamente alcune attività e cercano fornitori più efficienti, il settore continua a dipendere fortemente dalla fatturazione oraria. 
Per Juris Novum, il futuro potrebbe quindi essere rappresentato da un modello ibrido. L’automazione dovrebbe abbassare il costo delle attività standardizzabili, mentre il valore economico dell’avvocato dovrebbe spostarsi sempre più verso strategia, negoziazione, assunzione di responsabilità, gestione del rischio e comprensione del business del cliente. In altre parole, meno valore attribuito al tempo necessario per trovare una clausola e più valore attribuito alla capacità di comprendere che cosa quella clausola significhi per un’operazione da cento milioni di euro. 
La vera rivoluzione dell’AI nel diritto potrebbe quindi non essere la sostituzione degli avvocati. Potrebbe essere qualcosa di molto più concreto: costringere l’intera professione a rispondere a una domanda che per decenni è rimasta sullo sfondo. 

Quanto vale realmente il lavoro di un avvocato quando il tempo non è più la principale misura del lavoro svolto? 
 

A cura degli studenti sotto la Facoltà di Giurisprudenza e Ingegneria Informatica
 

NOTE E RIFERIMENTI 

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