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La russia guarda alla cina per alimentare la sua ai: chip, sanzioni e la nuova geopolitica del calcolo

23 May 2026 7 min. lettura

Nel dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale si parla spesso di modelli, chatbot e automazione, ma molto meno dell’elemento che rende realmente possibile tutto questo: la capacità computazionale.
Dietro ogni sistema avanzato di AI esiste infatti un’infrastruttura composta da GPU, semiconduttori avanzati, data center e capacità energetica. Senza hardware adeguato, anche il modello più sofisticato diventa inutilizzabile su larga scala.
È proprio da qui che emerge il significato strategico della decisione russa di cercare accesso ai chip AI cinesi per alimentare GigaChat, il modello sviluppato da Sberbank.
Non si tratta soltanto di tecnologia. Si tratta di capire chi controllerà la potenza computazionale del futuro e, di conseguenza, la capacità di sviluppare intelligenza artificiale competitiva.

 

LE SANZIONI HANNO CAMBIATO GLI EQUILIBRI DELL’AI GLOBALE

Dopo l’invasione dell’Ucraina, le sanzioni occidentali hanno limitato drasticamente l’accesso della Russia ai semiconduttori avanzati prodotti da aziende americane e asiatiche.
Il colpo più duro riguarda proprio i chip ad alte prestazioni utilizzati per addestrare modelli AI. GPU come le NVIDIA H100 e A100 rappresentano oggi uno standard globale per il machine learning avanzato, ma le restrizioni statunitensi hanno reso estremamente difficile per Mosca ottenere hardware di questo livello.
Secondo Reuters, Wall Street Journal e altre fonti internazionali, la Russia si trova oggi in una posizione di ritardo rispetto ai grandi leader dell’intelligenza artificiale, cioè Stati Uniti e Cina.
La fuga di talenti tecnologici, le difficoltà produttive interne e la dipendenza da hardware straniero hanno rallentato significativamente l’ecosistema AI russo.
È proprio questo scenario che ha spinto Sberbank ad avvicinarsi sempre di più alla filiera cinese.

 

GIGACHAT E IL TENTATIVO DI COSTRUIRE UN’AI SOVRANA

GigaChat rappresenta uno dei pilastri della strategia russa sull’intelligenza artificiale.
Sviluppato da Sberbank, il modello nasce con l’obiettivo di creare un’alternativa locale ai grandi sistemi occidentali come ChatGPT o Gemini.
Il problema, però, è che sviluppare un modello nazionale non significa soltanto progettare algoritmi avanzati. Serve soprattutto potenza computazionale per addestrare, ottimizzare e mantenere il sistema operativo su larga scala.
Per questo motivo la Russia starebbe cercando accesso ai chip AI cinesi, molto probabilmente appartenenti alla linea Huawei Ascend, oggi considerata una delle principali alternative asiatiche ai sistemi Nvidia soggetti a restrizioni americane.
La vera questione non riguarda soltanto GigaChat, ma il tentativo russo di costruire una forma di sovranità digitale che possa ridurre la dipendenza tecnologica dall’Occidente.

 

LA CINA STA DIVENTANDO IL NUOVO POLO DEL CALCOLO GLOBALE

Per anni il dominio dei semiconduttori AI è stato fortemente concentrato negli Stati Uniti.
Aziende come Nvidia hanno costruito una posizione quasi dominante nel settore del calcolo avanzato, trasformando le GPU in una risorsa strategica globale.
Le restrizioni commerciali introdotte da Washington contro Pechino hanno però prodotto un effetto inatteso: accelerare enormemente lo sviluppo dell’industria cinese dei semiconduttori.
Huawei, Alibaba e altre aziende stanno investendo miliardi nella produzione di chip AI domestici, mentre aziende come SMIC cercano di rafforzare la produzione interna nonostante le difficoltà legate ai macchinari avanzati occidentali.
Secondo Nikkei Asia e South China Morning Post, la Cina starebbe progressivamente costruendo un ecosistema tecnologico sempre più autonomo, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dai fornitori statunitensi.
In questo scenario, Mosca vede Pechino non solo come partner commerciale, ma come ancora strategica per sopravvivere tecnologicamente.

 

LA GUERRA DEI CHIP È ORMAI GEOPOLITICA PURA

Il caso GigaChat dimostra chiaramente che i semiconduttori non sono più semplici componenti tecnologici.
Sono strumenti geopolitici.


Controllare l’accesso ai chip significa controllare:
- capacità militari
- cybersicurezza
- ricerca scientifica
- sviluppo industriale
- intelligenza artificiale

È proprio per questo che gli Stati Uniti hanno imposto export controls sempre più rigidi verso Cina e Russia, cercando di rallentare lo sviluppo tecnologico dei competitor strategici.
La guerra dei chip è diventata una guerra per il controllo del futuro digitale.

 

IL VERO PROBLEMA È LA DIPENDENZA TECNOLOGICA

Per Mosca il nodo centrale è uno: la dipendenza.
La Russia dispone di competenze scientifiche e matematiche importanti, ma non possiede una filiera avanzata di semiconduttori comparabile a quella americana o cinese.
Questo significa che, senza accesso a hardware estero, il suo ecosistema AI rischia di rallentare drasticamente.
Anche le prospettive industriali interne restano limitate. Diverse analisi internazionali mostrano infatti che la produzione russa di chip è ancora molto distante dagli standard globali.
Questo crea una vulnerabilità strutturale: una grande potenza militare e geopolitica che dipende però dall’esterno per una delle risorse strategiche più importanti del XXI secolo.

 

MA ESISTE ANCHE UN LIMITE CINESE

Nonostante la crescita rapidissima dell’industria tecnologica cinese, esistono ancora limiti importanti.
Le GPU cinesi restano generalmente meno performanti rispetto ai modelli Nvidia più avanzati, soprattutto per quanto riguarda efficienza energetica e capacità di addestramento dei modelli più grandi.
Inoltre, molte aziende cinesi continuano a dipendere indirettamente da tecnologie occidentali, soprattutto nei macchinari per la produzione avanzata di semiconduttori.
Questo significa che la Cina sta crescendo rapidamente, ma non ha ancora completamente sostituito il dominio tecnologico americano.
Ed è proprio qui che emerge una delle grandi fragilità della strategia russa: dipendere da un ecosistema che, a sua volta, sta ancora cercando piena autonomia.

 

STATI UNITI, CINA E RUSSIA: LA NUOVA TRIANGOLAZIONE DELL’AI

Quello che sta emergendo è un nuovo equilibrio globale.
Gli Stati Uniti cercano di mantenere il vantaggio tecnologico attraverso restrizioni commerciali e controllo delle esportazioni.
La Cina accelera sulla produzione domestica per ridurre la dipendenza da Nvidia e consolidare la propria autonomia strategica.
La Russia, invece, tenta di sopravvivere tecnologicamente agganciandosi alla filiera cinese.
Questo crea una triangolazione geopolitica in cui l’intelligenza artificiale non è più soltanto innovazione economica, ma parte integrante degli equilibri di potere globali.

 

LA CORSA ALL’AI STA CAMBIANDO ANCHE IL CONCETTO DI SOVRANITÀ

Uno degli aspetti più profondi riguarda proprio il concetto di sovranità tecnologica.
Per molti Stati, possedere infrastrutture AI autonome significa oggi mantenere indipendenza economica, sicurezza nazionale e capacità decisionale.
Dipendere da chip stranieri, cloud esteri o modelli sviluppati all’estero viene percepito sempre più come una vulnerabilità strategica.
Per questo motivo, il controllo dell’hardware AI sta assumendo una rilevanza paragonabile a quella che in passato avevano petrolio, energia o infrastrutture militari.
La potenza computazionale sta diventando una nuova forma di sovranità.

 

IL RISCHIO DI UN MONDO TECNOLOGICAMENTE DIVISO

Esiste però anche un punto critico estremamente importante.
La frammentazione tecnologica globale potrebbe portare alla nascita di ecosistemi AI separati: uno occidentale guidato dagli Stati Uniti, uno cinese e altri blocchi regionali sempre più autonomi.
Questo scenario rischia di ridurre interoperabilità, collaborazione scientifica e apertura del mercato globale.
In altre parole, la guerra dei chip potrebbe trasformarsi in una vera divisione dell’infrastruttura digitale mondiale.
Non sarebbe soltanto una questione economica, ma una ridefinizione dell’intero ordine tecnologico internazionale.

 

NON È SOLO TECNOLOGIA, È UNA RIDEFINIZIONE DEL POTERE GLOBALE

Il caso GigaChat mostra qualcosa di molto più ampio di una semplice collaborazione tra Russia e Cina.
Mostra che l’intelligenza artificiale sta ridefinendo le gerarchie internazionali attraverso il controllo della capacità computazionale.

Nel prossimo futuro, il vero potere non sarà detenuto soltanto da chi possiede i migliori algoritmi, ma da chi controllerà:
- i chip
- le catene produttive
- i data center
- l’energia necessaria per alimentarli
- le infrastrutture digitali globali

Perché nell’era dell’AI, il vero dominio passa dalla capacità di calcolo.


A cura degli studenti sotto la Facoltà di Giurisprudenza e Ingegneria Informatica

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