← Torna alla home
Copertina

LegalTech: Il nuovo volto del potere digitale

27 July 2026 8 min. lettura

IL LEGALTECH NON È PIÙ SOLTANTO TECNOLOGIA PER AVVOCATI

Per molto tempo il LegalTech è stato raccontato come un insieme di strumenti destinati agli studi legali: software per gestire pratiche, banche dati giuridiche, piattaforme per generare contratti, sistemi di ricerca e intelligenze artificiali capaci di riassumere sentenze.

Questa definizione, però, oggi è diventata troppo stretta. Il LegalTech sta uscendo dagli uffici degli avvocati per entrare nelle banche, nelle pubbliche amministrazioni, nei social network, nei sistemi sanitari, nelle assicurazioni, nei rapporti di lavoro e nelle infrastrutture attraverso cui dimostriamo la nostra identità.

Ogni volta che un sistema verifica automaticamente un requisito, concede un’autorizzazione, blocca una transazione, assegna un rischio o determina l’accesso a un servizio, diritto e tecnologia si incontrano.

Il vero LegalTech del futuro, quindi, non sarà semplicemente una tecnologia che aiuta a comprendere e applicare la legge: sarà l’insieme delle infrastrutture digitali attraverso cui la legge produrrà concretamente i propri effetti sulla vita delle persone.

 

DAL DIRITTO COME TESTO AL DIRITTO COME INFRASTRUTTURA

Tradizionalmente la legge viene scritta, pubblicata, interpretata e infine applicata. Tra la norma e il cittadino esistono giudici, funzionari, avvocati, procedure e spazi di valutazione.

La trasformazione digitale sta modificando questa struttura. Il diritto può essere tradotto in parametri, protocolli, identità verificabili e condizioni eseguibili automaticamente.

L’OCSE utilizza l’espressione Rules as Code per descrivere la possibilità che le autorità producano versioni ufficiali delle regole comprensibili non soltanto dagli esseri umani, ma anche dalle macchine.

Parallelamente, il Data Act europeo stabilisce requisiti tecnici per gli smart contract utilizzati negli accordi di condivisione dei dati, chiedendo robustezza, controllo degli accessi e possibilità di interrompere l’esecuzione.

La regola giuridica non rimane più all’esterno del sistema, ma entra nella sua architettura e non si limita a dire che cosa dovrebbe accadere, ma contribuisce a determinare ciò che il programma permetterà o impedirà di fare.

 

IL NUOVO VOLTO DEL POTERE DIGITALE

Il potere digitale non consiste solamente nel possedere grandi quantità di dati. Consiste nella capacità di progettare gli ambienti nei quali gli altri possono agire.

Una piattaforma decide quali contenuti sono visibili, quali venditori possono raggiungere il pubblico, quali comportamenti vengono considerati sospetti e quali account possono continuare a operare. Una banca digitale determina quali elementi concorrono alla valutazione di un cliente. Un sistema pubblico stabilisce quali documenti siano riconoscibili e quali condizioni debbano essere soddisfatte per ottenere una prestazione.

Il Digital Markets Act europeo definisce alcune grandi piattaforme come gatekeeper proprio perché la loro posizione consente loro di controllare l’accesso a mercati e utenti.

Il potere, quindi, non appartiene soltanto a chi emana una legge, ma anche a chi costruisce il passaggio obbligato attraverso il quale persone, imprese e istituzioni devono muoversi.

Il codice informatico diventa una forma di organizzazione del comportamento: non ordina necessariamente di fare qualcosa, ma stabilisce quali possibilità siano concretamente disponibili.

 

LA PROMESSA: DIRITTI PIÙ VELOCI E COMPLIANCE INCORPORATA

Questa trasformazione non deve essere letta soltanto come una minaccia. Un LegalTech infrastrutturale può ridurre la burocrazia, rendere più uniforme l’applicazione delle regole e permettere alle persone di esercitare più facilmente i propri diritti.

Un sistema potrebbe riconoscere automaticamente un beneficio pubblico, verificare una qualifica senza richiedere ripetutamente gli stessi documenti o consentire a un cittadino di dimostrare soltanto l’informazione necessaria, senza consegnare tutti i propri dati.

Il Portafoglio europeo di identità digitale nasce precisamente per permettere agli utenti di conservare e presentare dati identificativi e attestazioni elettroniche nell’accesso a servizi pubblici e privati. Anche l’Interoperable Europe Act mira a rendere più coordinati i sistemi digitali delle amministrazioni europee.

La tecnologia può quindi trasformare la compliance da controllo successivo a caratteristica integrata fin dalla progettazione: privacy, sicurezza, tracciabilità e accessibilità possono essere incorporate nel sistema prima che il danno si verifichi. 

Il LegalTech, in questa prospettiva, non serve solamente a risolvere controversie, ma a costruire ambienti nei quali i diritti siano più semplici da esercitare.

 

IL RISCHIO: UN POTERE SENZA VOLTO E SENZA SPIEGAZIONE

Lo stesso meccanismo può però produrre una forma di potere più difficile da vedere e contestare.

Quando un sistema respinge una richiesta, blocca un pagamento o limita l’accesso a un servizio, la persona potrebbe non sapere quale regola sia stata applicata, quali dati siano stati utilizzati e chi abbia realmente preso la decisione. La norma non appare più come un testo chiaramente identificabile, ma come un risultato tecnico: “operazione non consentita”, “richiesta non conforme”, “profilo non idoneo”.

Un errore informatico può così trasformarsi in un’ingiustizia giuridica: un sussidio negato, un’identità non riconosciuta, una candidatura esclusa o un conto bloccato.

L’AI Act prova a intervenire su questo terreno distinguendo gli utilizzi dell’intelligenza artificiale in base al rischio e imponendo obblighi specifici per i sistemi impiegati in settori particolarmente sensibili. Tuttavia, la regolazione del modello algoritmico rappresenta soltanto una parte del problema. 

Occorre garantire che la persona possa capire il percorso che ha prodotto il risultato, ottenere una revisione effettivamente umana e correggere dati o presupposti sbagliati.

In assenza di queste garanzie, l’efficienza tecnologica rischia di trasformare il diritto in un potere automatico ma privo di un interlocutore riconoscibile.

 

CHI SCRIVE IL CODICE DECIDE ANCHE LE ECCEZIONI

Tradurre una norma in un sistema informatico non è mai un’operazione completamente neutrale. Ogni software richiede di scegliere quali documenti accettare, quanto tempo concedere, quali condizioni considerare equivalenti, quali errori tollerare e quali situazioni segnalare come anomale.

Sono decisioni apparentemente tecniche, ma spesso racchiudono valutazioni giuridiche e politiche.

Una legge può utilizzare concetti aperti come ragionevolezza, proporzionalità, buona fede o interesse superiore della persona; il codice, invece, ha bisogno di condizioni più precise.

Il rischio è che durante questa traduzione la complessità della norma venga ridotta a una sequenza rigida di risposte positive o negative.

Un giudice può considerare le circostanze eccezionali di un caso; un sistema automatizzato riconosce soltanto le eccezioni che qualcuno ha previsto e programmato.

Per questo il programmatore, il progettista del prodotto e il fornitore tecnologico possono acquisire una funzione quasi normativa: non scrivono formalmente la legge, ma determinano come essa viene sperimentata nella realtà.

Il potere del futuro non apparterrà quindi soltanto a chi stabilisce le regole, ma anche a chi decide come tradurle in codice.

 

IL FUTURO DEL LEGALTECH È UNA QUESTIONE DEMOCRATICA

Nei prossimi anni il LegalTech coinvolgerà sempre meno soltanto gli operatori del diritto e sempre più l’intera società.

Identità digitali, intelligenza artificiale, pagamenti programmabili, smart contract, infrastrutture pubbliche interoperabili e piattaforme private formeranno un ambiente nel quale norme giuridiche e regole tecniche saranno sempre più difficili da separare.

 Il giurista dovrà comprendere non soltanto che cosa stabilisce una norma, ma anche come viene trasformata in un processo digitale.

L’ingegnere dovrà riconoscere che progettare un sistema significa distribuire diritti, rischi e possibilità tra persone diverse.

Le istituzioni dovranno rendere controllabili non soltanto le decisioni finali, ma anche gli standard, le interfacce e le architetture attraverso cui quelle decisioni vengono prodotte.

La grande sfida non sarà scegliere tra diritto e innovazione, ma impedire che l’innovazione trasformi il diritto in un’infrastruttura invisibile e incontestabile. Quando la legge diventa software, rispettarla può diventare più semplice; contestarla, però, può diventare molto più difficile.

Il nuovo volto del potere digitale si trova esattamente qui: nella capacità di costruire i sistemi che determinano non soltanto ciò che è vietato o consentito, ma ciò che diventa tecnicamente possibile.

 

A cura degli studenti sotto la Facoltà di Giurisprudenza e Ingegneria Informatica

 

NOTE E RIFERIMENTI:

 

Condividi


Articoli Correlati

2 September 2026 · Legaltech

L’AI sta uccidendo l’ora fatturabile? Wall Street presenta il conto a Big Law

Leggi l'articolo →

19 August 2026 · Legaltech

L’avvocato racconta tutto all’AI: ma il segreto professionale è ancora davvero protetto?

Leggi l'articolo →

10 August 2026 · Legaltech

Il futuro avvocato studierà con l’AI: Bocconi porta Harvey e Legora in aula

Leggi l'articolo →