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AI o uomini dietro lo schermo? Cinque casi in cui l’intelligenza artificiale era solo una copertura

23 June 2025 4 min. lettura

Nel cuore dell’epoca dell’intelligenza artificiale, molte aziende si sono affrettate a promuovere i propri servizi come “AI-powered”. Ma quanto c’è di vero in queste affermazioni? Un numero crescente di casi dimostra che dietro all’apparente automazione si nasconde spesso una forza lavoro umana, invisibile e sottopagata, che svolge operazioni manuali spacciate per frutto dell’AI. In alcuni casi, questa pratica ha già generato conseguenze legali.
Di seguito analizziamo 5 esempi emblematici e le implicazioni giuridiche che ne derivano.

 

Nate – La startup dello shopping “AI” che mentiva agli investitori

Nate era una app che prometteva acquisti istantanei da qualsiasi sito e-commerce grazie all’intelligenza artificiale. Tuttavia, dietro questa promessa si celava una verità ben diversa: gli ordini venivano compilati manualmente da operatori nelle Filippine.
Albert Saniger, fondatore di Nate, è stato accusato dalla SEC e dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per frode ai danni degli investitori. La società aveva raccolto oltre 50 milioni di dollari sostenendo falsamente l’uso di una tecnologia AI proprietaria.

Rilevanza legale: falsa dichiarazione materiale ai sensi del Securities Act (USA), potenzialmente sanzionabile anche secondo il Regolamento Prospetto UE.

 

Amazon Fresh – Quando la spesa automatica era supervisionata da umani

Il sistema “Just Walk Out” di Amazon Fresh prometteva una spesa senza casse grazie a videocamere, sensori e intelligenza artificiale. Ma secondo un’inchiesta di The Information, circa 1.000 persone in India verificavano manualmente la maggior parte delle transazioni.
Amazon ha dichiarato che gli operatori servivano solo per il training dei modelli, ma la mancanza di trasparenza solleva dubbi in termini di pubblicità ingannevole.

Rilevanza legale: possibili violazioni delle normative sulla tutela dei consumatori e disclosure agli investitori.

 

Builder.ai – L “unicorno” della AI che si è rivelato solo marketing

Builder.ai si presentava come piattaforma AI per la creazione di app. In realtà, gran parte del lavoro era affidato a sviluppatori umani in India, e l’assistente AI “Natasha” era una maschera.
Il caso ha fatto esplodere accuse di AI-washing e pratiche contabili scorrette. Le autorità di UK, USA e India hanno avviato indagini.

Rilevanza legale: frode societaria, manipolazione del mercato, responsabilità degli amministratori.

 

Presto Voice – AI per il drive-thru? Non proprio

Presto Voice pubblicizzava una AI vocale in grado di gestire gli ordini nei fast food drive-thru. Tuttavia, secondo Bloomberg, più del 70% delle interazioni veniva gestito da operatori umani.
La mancanza di chiarezza sulle componenti realmente automatizzate pone dubbi in materia di tutela del consumatore e responsabilità contrattuale.

Rilevanza legale: rischio di pubblicità ingannevole, responsabilità precontrattuale e per danni da affidamento.

 

EvenUp – AI nel legal tech che si regge sugli avvocati

EvenUp prometteva di generare automaticamente lettere legali per richieste di risarcimento. Ma fonti interne hanno rivelato che l’80–90% del lavoro era svolto da paralegali e avvocati.

Rilevanza legale: violazione del dovere di trasparenza, possibile esercizio abusivo della professione legale.

In conclusione, tutti questi casi hanno un filo conduttore: l’uso strategico della parola “AI” per attrarre capitali e utenti, pur affidandosi ampiamente a lavoro umano. Questo comportamento, definito “AI-washing”, comporta vari rischi legali:
• Dichiarazioni ingannevoli verso investitori.
• Pubblicità ingannevole.
• Responsabilità contrattuale.
• Esercizio abusivo di attività regolamentate.

 

L’intelligenza artificiale è una rivoluzione concreta, ma ancora lontana dalla piena autonomia promessa. Juris Novum continuerà a monitorare questo fenomeno, offrendo analisi legali e strumenti per promuovere trasparenza e responsabilità nel settore tech.

 

A cura degli studenti sotto la Facoltà di Giurisprudenza e Ingegneria Informatica.



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