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AI e diritto: Europa e Stati Uniti a confronto tra regolazione, Big Tech e potere digitale

01 August 2025 3 min. lettura

Contesto normativo: un regolamento mondiale contro un mosaico irregolare

L’AI Act dell’Unione Europea, entrato in vigore l’1° agosto 2024 come regolamento nell’UE, stabilisce un framework giuridico vincolante con una classificazione basata sul rischio. Negli Stati Uniti, non esiste un quadro federale unico: la legislazione è frammentaria, guidata per settore e spesso reattiva. A livello statale, sono in discussione oltre 500 disegni di legge sull’AI solo nel primo trimestre del 2025.

 

Codice GPAI: il tentativo di autoregolazione... che divide le Big Tech

Parallelamente all’AI Act, Bruxelles ha promosso un Codice volontario di condotta per i fornitori di modelli general-purpose (GPAI), come chatbot o generatori di immagini. Il Codice include linee guida su copyright, sicurezza, trasparenza e sostenibilità.


Le adesioni delle big tech hanno però diviso il panorama:
- Google ha confermato l’adesione completa;
- xAI ha firmato solo il capitolo “Safety & Security”;
- Meta ha rigettato del tutto il Codice, temendo implicazioni troppo restrittive.

 

Negli Stati Uniti: corsa all’AI ma nessuna legge federale

Negli USA, la regolamentazione dell’AI procede in modo decentrato. La Casa Bianca ha emesso ordini esecutivi, ma manca una legge federale organica. Gli investimenti tech sono in forte espansione: Amazon, Google e Meta investono decine di miliardi in AI, cloud e data center alimentati da energia nucleare.

 

Europa vs USA: due filosofie a confronto

Europa:
- Regolazione preventiva e vincolante
- Codice GPAI legato all’AI Act
- Sanzioni fino al 7% del fatturato

USA:
- Approccio flessibile e frammentario
- Adesioni volontarie e parziali
- Nessuna sanzione AI-specifica

 

Implicazioni giuridiche e strategiche

Il dualismo normativo impone nuove sfide:
- Adattamento dei prodotti AI a normative divergenti
- Necessità di competenze trasversali tra diritto e tecnologia
- Riflessione su extraterritorialità, copyright e responsabilità automatica

 

Verso una governance globale?

Il Paris AI Action Summit ha visto l’adesione di 58 paesi a una dichiarazione sull’uso responsabile dell’AI. USA e UK non hanno firmato. Il Transatlantic Trade and Technology Council tenta di armonizzare gli standard, ma le divergenze restano.

 

Due modelli, un futuro incerto.                                     

Il panorama globale dell’intelligenza artificiale si sta delineando lungo due modelli contrapposti: da un lato, l’Europa con l’AI Act e il Codice GPAI, che punta a regolare in anticipo per tutelare diritti, trasparenza e responsabilità; dall’altro, gli Stati Uniti, che seguono un percorso più flessibile e frammentario, lasciando ampio spazio all’autoregolazione del mercato.    

      
Le reazioni delle big tech confermano queste divergenze: Google ha scelto la via della cooperazione regolatoria, Meta ha respinto ogni vincolo, mentre xAI si è fermata a metà strada. Nel frattempo, cresce la pressione politica, economica e diplomatica per arrivare a standard internazionali condivisi, ma le distanze restano ampie. Per imprese, giuristi e istituzioni, la sfida sarà orientarsi in questo scenario duale, coniugando innovazione e compliance, competitività e valori. La regolazione dell’AI non è più un tema tecnico: è diventata uno snodo centrale della politica tecnologica globale.

 

A cura degli studenti sotto la facoltà di Giurisprudenza e Ingegneria Informatica

 

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