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Meta e Apple trattano la pace con l’Unione Europea: il Digital Markets Act inizia a mordere

08 October 2025 5 min. lettura

L’Europa passa ai fatti: due colossi sotto pressione 

Dopo anni di discussioni sulla necessità di “addomesticare” i giganti del web, l’Unione Europea ha finalmente dato prova di forza. Secondo quanto riportato dal Financial Times l’8 ottobre 2025, Meta e Apple sarebbero vicine a un accordo con la Commissione Europea per chiudere i procedimenti antitrust avviati sotto il nuovo Digital Markets Act (DMA). 
Le sanzioni iniziali, inflitte la scorsa primavera, avevano già superato i 700 milioni di euro complessivi: 200 milioni per Meta e 500 milioni per Apple. Ma più del valore economico, ciò che conta è il messaggio politico e giuridico: l’Europa non intende più tollerare le asimmetrie di potere digitale che ostacolano concorrenza, trasparenza e libertà di scelta per gli utenti. 

 

Il cuore del problema: modelli chiusi e consenso forzato 

Le due aziende sono finite nel mirino di Bruxelles per motivi diversi, ma accomunate da una logica di fondo: il controllo esclusivo degli ecosistemi digitali. 

  • Meta è accusata di violare l’articolo 5(2) del DMA per il modello “pay or consent”: gli utenti dovevano scegliere tra accettare la profilazione pubblicitaria o pagare un abbonamento per evitarla. Una pratica che, secondo la Commissione, svuota di significato il consenso previsto dal GDPR e altera la concorrenza tra piattaforme basate su modelli “privacy-friendly”. 

  • Apple, invece, è contestata per la restrizione agli sviluppatori (“anti-steering”), ossia il divieto di informare gli utenti su offerte o pagamenti alternativi al di fuori dell’App Store. Questa condotta, vietata dall’articolo 5(4) del DMA, mantiene una rendita di posizione e ostacola l’interoperabilità tra mercati digitali. 

Entrambe le società stanno ora negoziando con la Commissione per evitare ulteriori sanzioni giornaliere, che potrebbero arrivare fino al 5% del fatturato mondiale per ogni giorno di inadempimento. 

 

Il Digital Markets Act alla prova dei fatti 

Entrato in vigore nel 2023, il Digital Markets Act è la prima normativa europea che identifica e regola i “gatekeepers” digitali, ovvero quelle piattaforme che detengono un’influenza sistemica sui mercati online. 
L’obiettivo è evitare abusi di posizione dominante e creare condizioni più eque per consumatori e imprese. 
Ma fino a oggi il DMA era rimasto, agli occhi di molti, una tigre di carta: potente nelle intenzioni, ma debole nell’applicazione pratica.
L’azione contro Meta e Apple segna una svolta sostanziale: per la prima volta la Commissione applica il DMA in modo pienamente sanzionatorio, dimostrando che l’Europa non teme di affrontare frontalmente i colossi statunitensi. 
Margrethe Vestager, commissaria alla Concorrenza, ha dichiarato che “nessuna azienda, per quanto potente, è al di sopra del diritto europeo”. 

 

Una sfida di sistema: privacy, concorrenza e sovranità digitale 

Dietro le multe e gli accordi, si gioca una partita più grande: quella della sovranità tecnologica europea. 
Con il DMA, l’Unione non si limita a regolare il mercato: sta cercando di definire un modello alternativo di governance digitale, basato su valori di trasparenza, concorrenza leale e tutela dei dati personali. 
È un passo che si colloca accanto ad altri strumenti come l’AI Act, il Data Act e la Digital Services Regulation, che insieme compongono il mosaico della “Costituzione digitale europea”.
Per Meta, la questione va oltre il modello pubblicitario: è un test di compatibilità tra il business basato sui dati e il diritto fondamentale alla protezione della privacy. 
Per Apple, invece, la sfida tocca il cuore della propria filosofia di prodotto: un ecosistema chiuso, controllato dall’interno, ma sempre più difficile da giustificare in nome della sicurezza o dell’esperienza utente. 

 

Ecosistemi aperti o potere concentrato? 

Se gli accordi verranno formalizzati, Meta e Apple dovranno modificare radicalmente le loro pratiche commerciali in Europa: 

  • Meta potrebbe introdurre un terzo modello “ibrido”, basato su consenso granulare e pubblicità meno invasiva. 

  • Apple dovrà permettere canali alternativi di pagamento e di download di app, aprendo parzialmente il suo giardino recintato. 

Le conseguenze andranno oltre il continente: le regole europee, spesso, diventano standard globali di fatto (il cosiddetto “Brussels effect”). 
Molti osservatori ritengono che anche gli Stati Uniti finiranno per adottare una regolazione più severa, sotto la pressione dell’opinione pubblica e del Congresso. 

 

Un precedente per il futuro digitale 

L’intesa Meta-Apple-UE rappresenta una pietra miliare nel diritto delle piattaforme digitali. 
Per la prima volta, l’Unione Europea dimostra di poter passare dalla fase dei principi a quella dell’enforcement, trasformando il diritto tecnologico in una leva politica di primo livello.
Non si tratta solo di sanzionare due imprese, ma di ridefinire l’equilibrio tra potere privato e sovranità pubblica nel cyberspazio. 
In un mondo dominato da intelligenza artificiale, dati biometrici e reti chiuse, la domanda che resta è: chi controllerà davvero il futuro digitale — le aziende o il diritto? 

 
A cura degli studenti sotto la facoltà di Giurisprudenza e Ingegneria Informatica

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