Nel tempo che viviamo, alcune cose che oggi diamo per scontate stanno lentamente perdendo senso. Non si tratta solo di gadget o mode: parliamo di oggetti, servizi, professioni e abitudini su cui si fondava la nostra vita quotidiana che, entro poco meno di un ventennio, potrebbero non esserci più e/o essere così trasformate da risultare irriconoscibili.
Immagina di raccontare questo ai tuoi futuri colleghi del 2040: "Ti ricordi quando uscivamo con le chiavi in tasca? Quando andavamo in banca, facevamo la fila al bancomat, guidavamo la nostra auto…". Potrebbe sembrare nostalgia esagerata, eppure, le analisi di vari osservatori internazionali, dalle professioni che rischiano l’estinzione agli oggetti che diventeranno pezzi da museo, suggeriscono che il cambiamento è già in atto.
Per chi lavora a cavallo tra diritto e tecnologia, questo non è un esercizio futurista: è un avviso, perché quando ciò che consideriamo stabile scompare, tutto ciò che ne dipende contratti, responsabilità, prove e governance viene rimesso in discussione.
Oggetti, abitudini e servizi che stanno per “andarsene”
L’auto di proprietà e la guida tradizionale.
Non serve una macchina del tempo per intuire che la mobilità urbana sta cambiando. Già oggi, in molte città, l’idea di possedere un’auto per spostarsi ogni giorno sembra inefficiente. Studi recenti indicano che entro il 2040 molti abitanti delle aree urbane non possiederanno più il veicolo tradizionale: flotte autonome, sharing, veicoli elettrici, infrastrutture senza carburanti fossili.
Ciò significa più che un cambio nel mezzo: significa un cambio nelle relazioni, nei contratti, nelle responsabilità (chi guida? chi risponde?) e persino nel concetto di “spostamento”.
Il denaro contante, il bancomat, la filiale
Ancora oggi portiamo fisicamente denaro, usiamo sportelli automatici, facciamo file in banca per operazioni che un tempo richiedevano la nostra presenza. Però l’oceano digitale avanza: portafogli biometrici, blockchain, banche virtuali, processi finanziari senza sportello.
Quando il contante perde centralità, anche la “prove fisiche” cambiano: firme cartacee, ricevute timbrate, documenti firmati. Questo ha implicazioni profonde in ambito giuridico: cosa resta del contratto tradizionale? Quale sarà lo standard di prova? Quale sarà l’intermediazione finanziaria?
Professioni che svaniscono
Il lavoro umano è in continuo mutamento, ma non parliamo solo di “trasformazione”: alcune professioni sembrano destinate a scomparire completamente entro il 2040. Cassieri, conducenti, operatori di base nel data entry sono solo alcuni esempi.
Questo non significa semplicemente “meno lavori”: significa che la natura del lavoro stesso cambia, così come la formazione, la tutela sociale, la regolazione. Un avvocato, un professionista della compliance, deve oggi chiedersi: quali sono le competenze che resisteranno a questo terremoto?
Perché tutto questo avviene ora
I cambiamenti non sono casuali. Sono spinti da forze convergenti che rendono ciò che oggi appare stabile, domani instabile.
Digitalizzazione e automazione: ogni processo umano che ripete lo stesso schema è bersaglio di robot, algoritmi o soluzioni digitali che possono farlo meglio, più veloce, più a basso costo.
Intelligenza artificiale e dati: l’IA non è più sperimentale. Sta entrando nei servizi, nella diagnostica, nelle transazioni, sostituendo mansioni che fino a ieri sembravano impensabili.
Mutamenti demografici e abitudini generazionali: chi cresce oggi ha aspettative diverse rispetto a chi è cresciuto con sportello, chiave, auto propria. Il “normale” cambia.
Efficienza, sostenibilità, accessibilità globale: modelli di consumo e infrastrutture che erano validi quando il centro era il singolo soggetto, oggi cedono terreno al modello “servizio”, “condivisione”, “digitale”.
Quando il cambiamento tocca tutti
Non serve essere esperti di tecnologia per accorgersene: questo cambiamento riguarda chiunque.
Quando i modelli che conoscevamo scompaiono, non è solo l’economia a cambiare, ma la struttura stessa della vita quotidiana.
La casa, il lavoro, i rapporti sociali, la memoria: tutto ciò che davamo per “stabile” diventa fluido, condiviso, temporaneo.
Le regole del vivere si stanno riscrivendo, spesso senza che ce ne rendiamo conto.
Non è solo una questione di abitudini, ma di percezione: cosa significa “possedere”, “ricordare”, “avere un’identità” in un mondo dove tutto è connesso e nulla resta per sempre?
È questa la sfida reale del 2040: imparare a vivere in un tempo in cui le cose e forse anche noi stessi smetteranno di appartenere per cominciare soltanto a esistere.
Cosa possiamo fare da oggi
La buona notizia è che prepararsi è ancora possibile ed è un vantaggio competitivo.
Tenere aggiornato un “radar futuro”: identificare oggi gli elementi del vostro settore che potrebbero essere sostituiti, trasformati o resi obsoleti entro il 2040.
Integrare nei modelli contrattuali e nei servizi clausole che prevedano evoluzioni tecnologiche e trasformazioni infrastrutturali.
Investire nella formazione “future‑proof”: pensiero critico, governance, etica della tecnologia, interfaccia uomo‑macchina.
Spostare il focus da “oggetto” a “servizio”: se il bene materiale cede terreno, è il servizio che diventa centrale.
Comunicare: clienti, stakeholder, team interni devono comprendere che il cambiamento non è attorno all’angolo, è già sulla soglia.
Quando guardiamo al 2040, non stiamo parlando di fantascienza.
Stiamo parlando di una trasformazione che sta avvenendo ora, sotto i nostri piedi.
E se oggi chiudi gli occhi pensando che “tutto resterà come adesso”, domani potresti svegliarti in un mondo che ti ha già scavalcato.
È il momento di agire. Non dopo.
A cura degli studenti sotto la facoltà di Giurisprudenza e Ingegneria Informatica