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Quando Big Tech fa fare un passo indietro all’Europa: il futuro incerto della AI Act

12 November 2025 5 min. lettura

L’AMBIZIONE EUROPEA SOTTO REVISIONE 

Era stata annunciata come la legge più completa e ambiziosa al mondo sull’intelligenza artificiale. L’AI Act, entrata formalmente in vigore nel 2024, rappresenta per l’Unione europea il tentativo di coniugare innovazione e tutela dei diritti fondamentali, creando un quadro normativo unico per i sistemi di IA “ad alto rischio”. 
Eppure, secondo quanto rivelato dal Financial Times, Bruxelles starebbe valutando di alleggerire o posticipare alcune delle disposizioni più incisive del regolamento, in seguito alle pressioni esercitate dalle grandi aziende tecnologiche e dal governo statunitense. 

 

L’ORIGINE DELLE PRESSIONI: LOBBY E GEOPOLITICA

Le pressioni sono arrivate da due fronti. 
Da un lato, le Big Techcolossi come Meta, Google e Microsoft, temono che le regole europee impongano costi e vincoli eccessivi per lo sviluppo e la commercializzazione dei loro sistemi di intelligenza artificiale generativa. Dall’altro, gli Stati Uniti avrebbero espresso preoccupazione per la possibile creazione di barriere commerciali e per l’impatto che la normativa potrebbe avere sulle aziende americane. 
Un’azione di lobby coordinata, guidata da organizzazioni come la Computer & Communications Industry Association (CCIA), ha chiesto alla Commissione europea un “periodo di grazia” più lungo per adeguarsi alle nuove regole, e una semplificazione dei requisiti tecnici previsti per i modelli ad alto rischio. 

 

LE MODIFICHE IN DISCUSSIONE 

Secondo le fonti citate da FT, la Commissione starebbe valutando: 

  • Il rinvio dell’applicazione effettiva di alcune disposizioni, previste per entrare in vigore nel 2026; 

  • La sospensione temporanea delle norme più complesse riguardanti la valutazione dei rischi e la documentazione tecnica dei modelli di IA generativa; 

  • L’introduzione di deroghe per startup e PMI, al fine di “non soffocare l’innovazione” in Europa; 

  • Una revisione delle sanzioni, ritenute troppo severe in confronto ai rischi reali. 

Si tratta di una svolta significativa: la AI Act, nata per essere il “gold standard” della regolamentazione globale dell’IA, rischia ora di trasformarsi in un compromesso tra tutela dei diritti e difesa della competitività economica. 

 

REGOLARE O COMPETERE? L’ETERNO DILEMMA EUROPEO

La notizia riaccende il dibattito su una questione centrale: l’Europa vuole essere il laboratorio etico della tecnologia o un attore competitivo a livello globale? 
L’AI Act nasce dal modello del GDPR: prevenire abusi e garantire la trasparenza dei sistemi di intelligenza artificiale. Ma, come già accaduto con il regolamento sulla privacy, le imprese europee temono di trovarsi schiacciate tra un quadro normativo rigido e la concorrenza di mercati meno regolamentati. 
Al contrario, il rischio opposto è che un eccessivo ammorbidimento delle regole renda la normativa inefficace, lasciando scoperte le tutele per cittadini, lavoratori e consumatori. 

 

LOBBYNG E "REGULATORY CAPTURE 

Le pressioni delle Big Tech sollevano un tema più profondo: la trasparenza del processo decisionale europeo. 
Quanto spazio dovrebbero avere i grandi gruppi economici nel definire le regole che li riguardano? 
Il fenomeno della “regulatory capture, cioè la capacità di un settore industriale di influenzare o controllare l’organo che dovrebbe regolarlorappresenta un rischio concreto anche per l’IA. Se le norme vengono ritardate o riscritte per compiacere gli operatori più forti, la promessa di una “IA antropocentrica e sicura” rischia di svuotarsi di significato. 

 

GLI EFFETTI PER IMPRESE E PROFESSINISTI DEL DIRITTO

Per le aziende che operano nel settore, la prospettiva di un rinvio può sembrare positiva nell’immediato, ma aumenta l’incertezza a lungo termine: pianificare investimenti e strategie di compliance diventa più complesso. 
Anche per i giuristi e i consulenti legali si apre una nuova fase. Studi legali e DPO dovranno monitorare costantemente l’evoluzione normativa, adattando le politiche di governance dell’IA a un quadro in continua trasformazione. 
Le figure professionali più richieste saranno proprio quelle capaci di coniugare competenze giuridiche, tecniche e di gestione del rischio algoritmico. 

 

L’EQUILIBRIO ANCORA DA TROVARE 

L’Europa si trova di fronte a un bivio. 
Mantenere l’ambizione originaria della AI Act significherebbe confermare il proprio ruolo di leader etico nella regolamentazione dell’intelligenza artificiale, anche a costo di rallentare l’innovazione. Cedere alle pressioni, invece, vorrebbe dire spostare l’ago della bilancia verso un modello più vicino a quello statunitense: flessibile, ma meno garantista. 
In entrambi i casi, la scelta dell’UE sarà determinante per il futuro della governance tecnologica globale. 
E per noi giuristi e studiosi del diritto digitale, sarà la prova più chiara di quanto il diritto riesca, o menoa tenere il passo con la potenza delle macchine e dei loro creatori. 

A cura degli studenti sotto la Facoltà di Giurisprudenza e Ingegneria Informatica 

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